Stipendi bassi e carichi, le sfide degli infermieri. «Ruolo da valorizzare»

LA GIORNATA INTERNAZIONALE. In Bergamasca sono settemila. Il presidente dell’Ordine Solitro: «Molti lasciano il posto». Quest’anno l’introduzione delle magistrali specialistiche.

La loro storia ha radici profonde. Dall’antica Grecia a oggi, la professione dell’infermiere s’è evoluta costantemente, mantenendo però immutati i valori: la vicinanza alla persona, la centralità della cura. È a Florence Nightingale, britannica nata – nomen omen – a Firenze che si deve il salto nell’epoca moderna, con la fondazione della prima scuola infermieristica al mondo, a metà dell’Ottocento nel Regno Unito, e bisogna tornare indietro di 101 anni per incontrare una pietra miliare italiana: il 15 agosto 1925, con apposito regio decreto, nascevano le «Scuole convitto professionali per infermiere», per unificare la formazione teorica al tirocinio pratico lungo un percorso della durata di due anni.

Da lì s’innesca il più tipico dei lavori di limatura burocratico-amministrativa: negli anni Settanta si passa alle «scuole per infermieri professionali», nel 1996 si completa il passaggio definitivo all’inquadramento universitario, nel 2006 vengono pubblicati i primi bandi per i dottorati di ricerca. Il 2026, infine, sarà il momento della piena introduzione delle lauree magistrali specialistiche, la novità più recente volta a rafforzare competenze, qualifiche e vocazione clinica.

I settemila infermieri orobici popolano ogni luogo di cura, dagli ospedali al territorio, dal mondo sanitario a quello sociosanitario, facendo leva su una dedizione e su uno spirito di sacrificio capaci di superare i tanti ostacoli, tra stipendi bassi e carichi di lavoro alle stelle

I nuovi percorsi

«Un momento da festeggiare, anche se viviamo una fase che resta critica», riflette Gianluca Solitro, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Bergamo, all’avvicinarsi della Giornata internazionale dell’infermiere che si celebra ogni 12 maggio (data scelta perché in quel giorno nacque Florence Nightingale).

I settemila infermieri orobici popolano ogni luogo di cura, dagli ospedali al territorio, dal mondo sanitario a quello sociosanitario, facendo leva su una dedizione e su uno spirito di sacrificio capaci di superare i tanti ostacoli, tra stipendi bassi e carichi di lavoro alle stelle. E uno «spiraglio di crescita», come lo definisce Solitro, è rappresentato proprio dai recenti decreti attuativi delle lauree magistrali, che istituiranno tre percorsi in Cure primarie e sanità pubblica, Cure pediatriche e neonatali, Cure intensive ed emergenza: si formeranno così nuovi infermieri specialisti, per valorizzare competenze e definire futuri ruoli da inquadrare negli organigrammi dei reparti. «È quello che, da tempo, chiedono i colleghi – prosegue il presidente dell’Ordine di Bergamo –. Ma sarà fondamentale anche il riconoscimento economico, perché la formazione va tutelata anche da questo punto di vista».

I fabbisogni

Dalle prospettive di carriera passa una buona fetta dell’«appeal» del mestiere. Oggi, di fatto, per le triennali in Infermieristica non si pone più la questione del numero chiuso: l’«accesso programmato» rimane un vincolo formalmente in vigore, ma ormai i candidati equivalgono quantitativamente al numero dei posti disponibili, e la selezione è minima.

«Oggi l’infermiere ha carichi di lavoro elevati, a volte difficili da sostenere. Così, sempre più colleghi fanno la scelta di lasciare il posto da dipendente e diventare liberi professionisti: incidono alcune agevolazioni fiscali come il regime forfettario, ma anche la possibilità di gestire il proprio tempo con più flessibilità»

È il segno di una «domanda» bassa: «In provincia di Bergamo, ospitando le sedi territoriali di quattro università (il polo della Bicocca al “Papa Giovanni”, quello dell’Università di Brescia ad Alzano, quello del San Raffaele-Vita Salute a Ponte San Pietro e Humanitas Università in città, ndr), il parterre è importante, quindi c’è ancora una certa attrattività e si coprono i posti a disposizione – spiega Solitro –. Altre professioni sanitarie vedono però molti più candidati, perché gli sbocchi professionali sono diversi».

Si gioca qui la sfida: «Oggi l’infermiere ha carichi di lavoro elevati, a volte difficili da sostenere. Così, sempre più colleghi fanno la scelta di lasciare il posto da dipendente e diventare liberi professionisti: incidono alcune agevolazioni fiscali come il regime forfettario, ma anche la possibilità di gestire il proprio tempo con più flessibilità».

In Bergamasca mancano mille infermieri

Rispetto ai fabbisogni ideali di ospedali e strutture territoriali, la stima è che in Bergamasca manchino mille infermieri: «Se vogliamo ottemperare agli impegni del Pnrr, garantire l’operatività delle Case di comunità e potenziare tutti gli altri presìdi, la forbice è questa – rileva Solitro –. Il numero dei nostri iscritti è stabile da alcuni anni attorno alle settemila unità: il turnover c’è e non arretriamo, ma al tempo stesso non si cresce. E ora, visto il costo della vita, c’è chi lascia Bergamo per tentare i concorsi al Sud Italia, dove con lo stesso stipendio si può “respirare” meglio».

Le celebrazioni locali

Temi ed evidenze che scandiranno anche le celebrazioni locali per la Giornata dell’infermiere. Martedì 12 maggio, dalle 8,30 alle 17,30 alla Casa del Giovane, l’Opi promuoverà dei laboratori su «benessere, energia e cura», mettendo al centro l’equilibrio tra lavoro e vita personale, mentre domenica 17 maggio, dalle 18,30 al Cineteatro Gavazzeni di Seriate, lo spettacolo «Intrecci di cura» racconterà attraverso il linguaggio del teatro la professione in tutte le sue accezioni.

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