Tumore al seno: nella gestione post intervento l’unione fa la forza
SANITÀ. Per rendere strutturale il dialogo con i medici ospedalieri è attivo il «Centro studi per la formazione dei medici delle cure primarie».
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Il titolo del convegno («Dal trattamento alla sorveglianza: il follow up del carcinoma mammario tra ospedale e territorio») contiene già l’alleanza necessaria per garantire la miglior continuità alle donne colpite dal tumore al seno: il raccordo tra il polo clinico e gli ambulatori sul territorio. Proprio per questo, l’Auditorium «Parenzan» del «Papa Giovanni» ha recentemente ospitato medici specialisti, medici di famiglia e professionisti sanitari per confrontarsi sulla gestione post-intervento. L’appuntamento è stato promosso dal «Dipo», il Dipartimento interaziendale provinciale oncologico che riunisce strutture pubbliche e private, e organizzato congiuntamente dall’Ats di Bergamo e dall’Asst Papa Giovanni: nel corso dell’iniziativa si è parlato delle linee guida del follow up, dell’imaging, della gestione del rischio eredo-familiare e degli aspetti della qualità della vita dopo le cure oncologiche. Per rendere strutturale il dialogo tra «colleghi» è attivo il Centro studi per la formazione dei medici delle cure primarie, un organismo con sede all’Ats e partecipato dalle Asst, dedicato alla selezione di eventi formativi di questo tipo.
«Intendiamo proseguire nella promozione della collaborazione tra ospedali e cure primarie, nella costruzione di percorsi condivisi e di migliori pratiche assistenziali, per garantire cure appropriate, continuità assistenziale e una sorveglianza oncologica tempestiva ed efficace – sottolinea Alberto Zambelli, direttore del Dipo e dell’Oncologia del “Papa Giovanni ” -. Ogni anno si registrano circa 900 donne con nuove diagnosi di tumore al seno in provincia». Per Francesco Locati, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni, «il percorso promosso in collaborazione con l’Ats rappresenta un esempio concreto di come la rete oncologica provinciale possa tradursi in un miglioramento reale della qualità delle cure e della qualità di vita delle pazienti. Accompagnare le persone anche dopo la fase acuta della malattia significa garantire continuità assistenziale, appropriatezza clinica e attenzione ai bisogni che emergono nel rientro alla quotidianità. Quello che ci segnalano molti professionisti sanitari, in ospedale e sul territorio, è la necessità di modelli condivisi e sempre più coordinati di presa in carico, capaci di assicurare percorsi chiari, tempestivi e personalizzati».
«Il follow up delle pazienti operate per carcinoma mammario richiede un’integrazione sempre più stretta tra ospedale e territorio – rimarca Simonetta Cesa, direttore sociosanitario dell’Asst Papa Giovanni -, affinché la presa in carico possa proseguire in modo continuativo anche dopo la conclusione delle cure ospedaliere». La costruzione di percorsi condivisi, riflette Massimo Giupponi, direttore generale dell’Ats, «significa accompagnare i cittadini lungo tutto il loro percorso di salute, rafforzando la presa in carico integrata, migliorando l’accessibilità ai servizi e garantendo risposte sempre più appropriate, tempestive e di qualità, con un impatto concreto sul benessere complessivo della comunità».
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