Adolescenti e un libro su di loro. Erminio Salcuni: «Ai genitori dico di ascoltare i figli»

L’INTERVISTA. Il pedagogista e vicedirettore generale di Abf riflette sul ruolo degli adulti: presenza, ascolto e regole per accompagnare i ragazzi nelle scelte.

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Bergamo

Un incontro più che mai attuale quello con Erminio Salcuni, pedagogista e autore di un libro presentato a Bergamo nei mesi scorsi. «Oltre due calci nel sedere. Dodici principi per accompagnare gli adolescenti», pubblicato da Bolis Edizioni, nasce da oltre vent’anni di esperienza sul campo tra formazione, inclusione e lavoro educativo con gli adolescenti, maturata in contesti spesso complessi. Diviso in due parti, il testo affronta prima il lavoro interiore richiesto agli adulti — una riflessione non scontata sul senso dell’educare — e poi propone dodici principi pedagogici pensati come una «bussola» più che come un insieme di regole.

«La scuola sta vivendo un periodo complesso: tante aspettative nei suoi confronti, poco riconoscimento». Erminio Salcuni parte da qui, dalla richiesta sempre più frequente di trovare nelle aule una risposta a ciò che accade nella vita dei ragazzi e delle famiglie. Pedagogista, padre di due adolescenti e vicedirettore generale di Abf, ente di formazione professionale che accoglie circa tremila studenti tra i 14 e i 20 anni, ha attraversato il mondo dell’educazione come insegnante, educatore e preside.

Al centro, una domanda che riguarda genitori, docenti, allenatori ed educatori: come essere adulti capaci di accompagnare i ragazzi? Per Salcuni i giovani cercano interlocutori presenti e competenti, capaci di accoglierli anche sul piano umano. A scuola questo significa andare oltre gli aspetti tecnici e le conoscenze da trasmettere, per incontrare prima di tutto le persone.

Nella sua riflessione trova spazio anche il valore della formazione professionale, troppo spesso considerata l’ultima possibilità per concludere gli studi. Salcuni la descrive invece come «un grande luogo di opportunità», sulla base dell’esperienza quotidiana tra aule, laboratori e corridoi.

«Siamo dei seminatori», osserva. Gli studenti crescono ed escono dalla scuola: chi li ha accompagnati non sempre vede gli esiti del proprio lavoro, ma può continuare a occupare un posto nella loro memoria

A ricordargli quanto una relazione educativa possa lasciare il segno è stata un’ex studentessa, che gli ha scritto dopo molti anni. Lei conservava ancora il ricordo di una frase con cui si era sentita riconosciuta come una grande soddisfazione professionale per il suo insegnante. Lui, quelle parole, non ricordava più di averle pronunciate.
«Siamo dei seminatori», osserva. Gli studenti crescono ed escono dalla scuola: chi li ha accompagnati non sempre vede gli esiti del proprio lavoro, ma può continuare a occupare un posto nella loro memoria.

Genitori e figli: ascoltare prima di orientare

Alle famiglie in difficoltà Salcuni suggerisce innanzitutto l’ascolto. I figli non sono la proiezione delle aspettative dei genitori: hanno un punto di vista e un’immagine del proprio futuro che meritano attenzione. Il compito degli adulti è aiutarli a riflettere su quell’immagine. «Non imporsi», sottolinea. Il richiamo al «fai così perché lo dico io» fatica a costruire una relazione con gli adolescenti di oggi. Questo non significa rinunciare alle regole.

Ai giovani che devono scegliere la propria strada suggerisce di partire da sé: passioni, capacità, aspettative e attività nelle quali desiderano impegnarsi. Il punto di partenza resta lo stesso: conoscere se stessi.

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