Artigianale e sofisticato, Yimy tra Londra e Bergamo

La storia Chiara Bettinelli e l’amica torinese Giorgia Grosso: un progetto che parte dai filati e dai colori. Con una predilezione per il cashmere.

È una primavera leggera, scanzonata, ma anche sofisticata quella di Yimy, progetto stilistico della bergamasca Chiara Bettinelli, negli ultimi anni avanti e indietro da Londra, insieme all’amica torinese Giorgia Grosso.

Già il nome del brand è una storia a sè: «Sono le iniziali dei nostri figli (Yukio e Yoshi, figli di Chiara e Iacopo e Mirta, figli di Giorgia, ndr) - spiega Chiara -. Ci piace pensare che dentro questo nome ci stia la nostra storia personale: Yimy significa italianità e artigianalità, è l’unione della mia passione per i tessuti, i colori e le forme morbide con l’esperienza di vita itinerante di Giorgia, da anni in giro per il mondo». Ma soprattutto Yimy nasce dalla voglia di portare il «made in Italy» anche e oltre i confini italiani, grazie agli artigiani bergamaschi che producono il brand: «Io seguo la parte creativa, anche per deformazione professionale dato che sono un architetto - racconta ancora Chiara-. Mi piace pensare a forme e colori, abbinando tessuti e filati».

Si inizia spesso così: Chiara ha realizzato per sè primi capi, con le prime richieste di produrre gli stessi modelli. «Ho iniziato quindi a selezionare laboratori artigianali e a creare una collezione più strutturata, stagione dopo stagione. Il mio lavoro mi appassiona e diverte: creo la collezione, definisco i dettagli e studio il campionario con i laboratori bergamaschi, controllo le fasi di produzione».

A suo fianco Giorgia, la parte più gestionale e commerciale, soprattutto a Londra dove Yimy viene distribuito attraverso temporary store o trunk show, collaborando anche con altri brand: «Uno dei massimi esempi di stile della nostra produzione è sicuramente la collaborazione con Bottega Egnazia, per una linea unica e spesso interamente realizzata a mano» continua Chiara che sottolinea: «Siamo un brand giovane e piccolo: pur avendo qualche altro collaboratore, ogni decisione, ogni scelta e ogni contatto passa da noi». Per un prodotto che rappresenti l’essenza del progetto: vestire donne con capi che durino nel tempo, sia come qualità che come forme. «Non classici, ma neanche modaioli. Ci piace pensare raffinati» dice Chiara che spiega: «Tutto parte da un’ispirazione che pian piano si concretizza - spiega Chiara -. Inizio sempre dalla scelta dei colori del filato: le forme poi vengono man mano, non necessariamente influenzate dalla moda del momento».

Il brand è nato nel 2017 ed è partito con la maglieria e il cashmere: «L’utilizzo di un filato pregiato lavorato con tecniche artigianali rimane il nostro forte. Il limite di questa scelta sono i costi e il numero limitato di capi che si riescono a produrre, due punti che vanno di certo a sfavore della logica economica, ma garantiscono unicità. Ora stiamo campionando il cashmere riciclato, valutandone l’uso per un progetto ecosostenibile».

Per la primavera gli abiti sono lunghi, femminili e romantici, dai colori luminosi e per una moda comoda ed elegante: «Prediligo i tessuto naturali, come il lino che, che io preferisco al cotone, perché più raffinato e nobile - continua Chiara -. Crediamo nell’importanza delle radici e l’amore per le tradizioni, a favore di una produzione più limitata ma di qualità, un tema ora molto dibattuto sempre in ottica sostenibile e contro il fast fashion».

Yimy non rincorre i trend di stagione: «Il nostro è più un percorso creativo e sensoriale, umano. La produzione è legata spesso all’ispirazione del momento». Ogni collezione è come un progetto, legato ad un’esperienza, un momento di vita, un percorso personale. Proprio come per questa primavera ed estate che tanto aspettiamo, tra abiti con e senza maniche, dalle balze morbide, a righe e dai colori che si susseguono su vestiti morbidi di lino. Non mancano gonnelloni e pantaloni a palazzo con maglie abbinate. «La parte più estiva è composta da culotte e top quadra, realizzati con un punto lavorato che pare quasi un pizzo - spiega Chiara -. C’è anche la seta, con abiti e gonne svasate, che si abbinano a gilet lunghi da indossare, secondo strati sovrapposti». I colori sono quelli della terra: caldi, dorati, ambrati, ma anche più freddi come l’azzurro del mare, di un cielo terso di montagna». La nuova stagione che tutti aneliamo.

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