«A Yana fu teso un agguato. Freddezza che ammutolisce»

LE MOTIVAZIONI. Nelle motivazioni dell’ergastolo in Appello la premeditazione messa in atto da Stratan: dai sopralluoghi alla «trappola» del cagnolino per la 23enne che aveva vissuto a Romano di Lombardia.

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Impossibile per Dimitru Stratan, 37 anni moldavo, essere lasciato dalla ragazza per un coetaneo della stessa compagnia e dello stesso paese. Un’onta insopportabile. Da lavare con «un omicidio violento e brutale». Di più, con «un accanimento fuori dal comune», «indice di una totale insensibilità e freddezza d’animo che lascia senza parole». È quel che emerge dalle 120 pagine delle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 22 aprile i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia, in riforma del verdetto della Corte d’Assise di Mantova, hanno condannato all’ergastolo il moldavo che la notte fra il 19 e il 20 gennaio del 2023 uccise a Castiglione delle Stiviere, dopo averla strangolata e soffocata, l’ex fidanzata Yana Malayko, ventitreenne di nazionalità ucraina che fino a due anni prima aveva vissuto a Romano di Lombardia.

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L’aggravante della premeditazione

A determinare il «fine pena mai» proprio l’attribuzione dell’aggravante della premeditazione, esclusa nel giudizio di primo grado, che si era concluso con una condanna a vent’anni di reclusione.

«Una volta avuta la certezza che la sua ragazza aveva iniziato a frequentare un altro uomo conosciuto da entrambi e questa situazione, a suo modo di vedere, avrebbe reso irrimediabilmente il suo onore e la reputazione sua e della sua famiglia l’uomo le disse minacciandola: “O te ne vai da Castiglione o devi interrompere quella relazione”»

«Una volta avuta la certezza che la sua ragazza aveva iniziato a frequentare un altro uomo conosciuto da entrambi e questa situazione, a suo modo di vedere, avrebbe reso irrimediabilmente il suo onore e la reputazione sua e della sua famiglia l’uomo le disse minacciandola: “O te ne vai da Castiglione o devi interrompere quella relazione”», si legge nelle motivazioni. Una minaccia risalente a quattro giorni prima del delitto. «Boni», come la chiamavano gli amici, dopo aver lasciato la casa del fidanzato, continuò a frequentare il nuovo ragazzo. «Saputo che lo continuava a vedere, a Stratan non restò che mettere in atto il piano omicidiario già deciso», continuano i giudici di appello bresciani. «Dopo aver compiuto sopralluoghi per verificare il momento e la modalità per concretizzare il suo piano, la notte del 19 gennaio, quando seppe che Yana avrebbe trascorso la prima notte con il nuovo fidanzato, le tese un agguato utilizzando il cagnolino come esca, approfittando dell’amore incondizionato che la giovane nutriva per quella minuscola creatura».

L’ennesimo femminicidio

La vittima di questo ennesimo femminicidio, che aveva accettato di incontrarlo perché il suo ex le aveva detto che le avrebbe riconsegnato il cagnolino, fu presa a pugni e poi soffocata. Quindi fu nascosta in un sacco, avvolta in un cellophane, messa in una valigia-trolley, e abbandonata vicino a una centrale elettrica, sotto una catasta di legna al confine con Lonato, in provincia di Brescia. Il suo corpo sarebbe stato ritrovato dopo 11 giorni di ricerche serrate.

«Le motivazioni confermano l’importanza di valutare unitariamente tutti quei comportamenti che hanno condotto al riconoscimento della premeditazione. L’ergastolo non restituirà Yana ai suoi genitori e non cancellerà il loro dolore, ma questa sentenza restituisce alla sua memoria verità, dignità e giustizia. La vita di una donna non appartiene a nessuno»

«Le motivazioni confermano l’importanza di valutare unitariamente tutti quei comportamenti che hanno condotto al riconoscimento della premeditazione. L’ergastolo non restituirà Yana ai suoi genitori e non cancellerà il loro dolore, ma questa sentenza restituisce alla sua memoria verità, dignità e giustizia. La vita di una donna non appartiene a nessuno. L’amore non è possesso e il possesso non può diventare una condanna a morte», ha commentato l’avvocato Angelo Murtas, patrono civile dei genitori e dei nonni della ragazza. «Ora auspichiamo che il legislatore prenda in seria considerazione la proposta di legge dell’associazione “Y.A.N.A. - You Are Not Alone” in base alla quale la persona che, dopo avere ucciso qualcuno, si accanisce in vari modi sul corpo o lo occulta, aggiungendo un ulteriore oltraggio e infliggendo ai familiari una sofferenza devastante, deve essere punita con l’ergastolo».

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