Biologa accoltellata: «In famiglia abituati ad aiutare, è stato naturale fermarsi»

L’INTERVISTA. È stabile la biologa accoltellata nel Lodigiano. La sorella: «Si è ritrovata a terra in un lago di sangue». L’aggressore ancora ricercato: controlli in alcune cascine.

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Treviglio

«Nostro papà Giuseppe è stato il comandante dei vigili del fuoco volontari di Treviglio e ci ha insegnato fin da bambini che di fronte a qualcuno in difficoltà non ci si tira certo indietro. Per Maria è stato quindi naturale fermarsi ad aiutare quello sconosciuto che le sembrava in difficoltà: per fortuna respiriamo questa aria da sempre in famiglia».

Barbara Oggionni parla al telefono mentre torna verso Treviglio dagli Spedali Civili di Brescia, dove da 48 ore è ricoverata sua sorella Maria, la biologa trevigliese di 54 anni che martedì si è fermata per prestare soccorso a un uomo che, con il suo cane, le pareva in difficoltà, venendo colpita da tre fendenti, due all’addome e uno a un braccio. «Le sue condizioni sono per fortuna stabili», spiega la sorella Barbara, docente e volto noto della cultura trevigliese che, proprio per stare accanto alla sorella, ha annullato la conferenza organizzata da Comune, Comunità pastorale, Pro loco e Museo «La Porta del Cielo» e intitolata «Presenze francescane a Treviglio», in programma per questa sera, alle 20.45, all’auditorium della Cassa rurale.

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La donna è fuori pericolo

«Non sappiamo ancora se dovrà essere operata – racconta Barbara Oggionni –: l’importante è che ora sia fuori pericolo. Evitiamo di parlare dell’accaduto e ci concentriamo su argomenti più divertenti, anche per tirarla su di morale».

Qualcosa, però, di quello che è accaduto lungo la provinciale 27 tra Castelgerundo e Castiglione d’Adda, nel cuore del Lodigiano, la biologa – a lungo dipendente dell’ospedale della sua città natale, appunto Treviglio, e dallo scorso settembre assunta nei laboratori delle analisi dell’ospedale di Lodi anche perché più vicina a casa (a Formigara, piccolo centro del Cremasco) – lo ha raccontato, anche per poter consentire ai carabinieri di risalire all’aggressore.

«Si è fermata per aiutare questo cagnolino – racconta ancora la sorella –: accostato, è scesa dall’auto e lui le ha chiesto dei soldi, che lei ha anche consegnato. Dopodiché non si ricorda più niente: dice che si è trovata a terra in una pozza di sangue». Lo sconosciuto, senza un perché, le aveva sferrato i tre fendenti con un coltello da venti centimetri di lama che poi i carabinieri di Lodi hanno ritrovato in un fossato poco distante. Ieri gli stessi militari hanno controllato alcuni cascinali abbandonati della zona, senza però esito.

A soccorrere Maria Oggionni è stato un altro automobilista di passaggio. «Qualcuno dice che se si fosse fatta i fatti proprio senza fermarsi ora non sarebbe in ospedale? Vero, ma non è una opzione che nella nostra famiglia verrebbe mai presa in considerazione: c’è qualcuno in difficoltà? Lo si aiuta, punto. Anche perché il rimorso sarebbe peggio. E poi, com’è noto, con i se e con i ma la storia non si fa. È andata così, ma lo rifarebbe sicuramente», conclude la sorella.

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