Da Melbourne a Treviglio: «Cerco Irma, bambinaia che salvò mamma e zio»

L’APPELLO. La visita a Treviglio di Andrew Wirth sulle tracce della donna che aiutò sua mamma e suo zio. Nel 1943 nascose ai «Vecchioni» di suor Angelica i due bambini: «Va premiata». Ci sono foto, ma è ignoto il cognome. Sindaco e parroco: «Ricerche negli archivi».

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Treviglio.

Si commuove Andrew Wirth mentre cammina nel giardino interno di quello che era il convento dei «Vecchioni», nel cuore di Treviglio: proprio tra queste mura sua mamma Liliana e suo zio Aldo trovarono, a 7 e 5 anni, rifugio durante la seconda guerra mondiale, salvati in extremis dalla loro bambinaia a Milano e portati a fine 1943, chissà con quale rocambolesco viaggio, fino all’allora ospizio Brambilla-Crotta dove una religiosa che a Treviglio è ancora oggi ritenuta un’istituzione – suor Angelica Aliberti, per tutti «la Capelùna» per il vistoso copricapo dell’ordine della Carità di San Vincenzo de’ Paoli che indossava – li nascose per quasi due anni dai nazisti.

Già, perché la famiglia di Andrew è ebrea e i suoi nonni e bisnonni morirono nei campi di concentramento di Auschwitz e Theresien, dopo un viaggio partito dal binario 21 di Milano il 30 gennaio 1944, sullo stesso convoglio di Liliana Segre

Già, perché la famiglia di Andrew è ebrea e i suoi nonni e bisnonni morirono nei campi di concentramento di Auschwitz e Theresien, dopo un viaggio partito dal binario 21 di Milano il 30 gennaio 1944, sullo stesso convoglio di Liliana Segre. Trascorsi alcuni anni tra i soffitti e il fienile del convento trevigliese – che oggi ospita in parte la biblioteca ed è di proprietà del Comune – Lilly e Aldo Friedrich vennero portati a Selvino, ospiti tra i quasi ottocento bambini di Sciesopoli, e poi con una zia emigrarono prima a New York e poi in Australia. Dove Lilly è morta alcuni anni fa e dove Aldo è ancora vivo, molto anziano. E da dove è arrivato a Treviglio nei giorni scorsi Andrew: «Sono qui per rivedere i luoghi dove mia mamma e mio zio hanno vissuto in quel periodo così tribolato e dove si sono salvati», spiega.

«Non conosciamo il cognome»

Ma i motivi principali del viaggio di questo medico oncologo all’ospedale di Melbourne sono anche altri due: «Della bambinaia che salvò mia mamma e mio zio non abbiamo mai saputo niente oltre al suo nome, Irma – spiega –: abbiamo diverse fotografie, ma vorrei scoprire la sua identità, anche se a distanza di tanti anni, per tributarle il riconoscimento di “Giusta tra le nazioni”. Lo stesso mi piacerebbe fare per suor Angelica, che a sua volta rischiò la vita per salvare sicuramente mia mamma e mio zio e pare anche altri tre bambini».

«Della bambinaia che salvò mia mamma e mio zio non abbiamo mai saputo niente oltre al suo nome, Irma – spiega –: abbiamo diverse fotografie, ma vorrei scoprire la sua identità, anche se a distanza di tanti anni, per tributarle il riconoscimento di “Giusta tra le nazioni”»

Il tentativo di scoprire l’identità della bambinaia Irma non è nuovo: già 23 anni fa i «Figli della Shoah» di Napoli, recuperata una foto dei fratellini con nonna, mamma e bambinaia, lanciarono un appello che pubblicammo su L’Eco. Dall’altra parte del mondo si fece così vivo Aldo, il quale confermò di essere il bambino raffigurato con la sorellina nella foto e di ricordarsi di Irma, ma non il cognome e senza però più avere avuto alcuna notizia di lei. I Friedrich, ebrei di origine ungherese, gestivano un’attività commerciale a Fiume, oggi Rijeka in Croazia, ma Irma probabilmente era nativa del Friuli. L’8 dicembre del 1943, mentre i

Proprio Irma, compreso quanto stava accadendo, spinse i bambini in un portone, dove Aldo e Lilly restarono nascosti con lei fino a quando i nazisti si allontanarono con i loro genitori

genitori Andrea Friedrich e Mira Vamos erano a Milano e camminavano per strada, seguiti pochi metri dietro dai due bambini con Irma, vennero bloccati e arrestati dai nazifascisti, che li destinarono alla drammatica morte nei campi di concentramento. Proprio Irma, compreso quanto stava accadendo, spinse i bambini in un portone, dove Aldo e Lilly restarono nascosti con lei fino a quando i nazisti si allontanarono con i loro genitori. Da lì, probabilmente tramite don Eugenio Bussa, sacerdote milanese «Giusto tra le nazioni» per aver salvato gli ebrei dalle persecuzioni nazifasciste, Irma riuscì a portare i due fratellini a Treviglio, dove suor Angelica li tenne nascosti nel convento dell’attuale via Cavour.

La visita all’ex ricovero

Accompagnato dal direttore del Museo di Sciesopoli Enrico Grisanti, Andrew Wirth ha visitato

l’ex ricovero, varcandone emozionato il cancello in ferro e potendo toccare con mano la grande magnolia al centro del giardino: albero che suo zio Aldo conserva nella memoria tra i ricordi fotografici più lucidi – come il copricapo di suor Angelica – di quei complicati giorni. E poi Andrew ha camminato lungo il ballatoio ed è sceso lungo la scaletta che dall’antica stalla portava nel sotterraneo, tra i ricordi invece di sua mamma Lilly, mai più tornata a Treviglio, a differenza di Aldo che negli Anni Settanta venne in città, senza però riuscire a individuare l’ex convento.

«È per me un’emozione davvero forte essere qui, sono tanti anni che sognavo di visitare questi posti», ammette Andrew. «Perché una persona venga riconosciuta “Giusta tra le nazioni” è sufficiente che si attesti anche il salvataggio di almeno un ebreo – evidenzia Grisanti –: in questo caso, sia per Irma sia per suor Angelica, siamo di fronte almeno a due bambini salvati». Il problema è risalire all’identità di Irma: «Chiedo a chiunque abbia un ricordo, anche vago o magari tramandato dai genitori o dai nonni – è l’appello di Andrew Wirth – di farsi avanti per riuscire a capire chi fosse davvero la bambinaia Irma».

Accolto da sindaco e parroco

Appello tra l’altro subito raccolto sia dal sindaco Juri Imeri sia dal parroco don Zaccaria Bonalumi. «Abbiamo subito avviato le ricerche – evidenzia il primo cittadino – grazie agli archivisti del Comune. Su suor Angelica credo non ci saranno problemi a ricostruirne il profilo, visto che tanti ancora se la ricordano (morì nel 1967 a Torino, dopo aver trascorso quarant’anni a Treviglio, dal 1919 al 1959 , ndr). Ha fatto la storia della nostra città e faremo di tutto per farle ottenere il giusto riconoscimento, così come avvenuto per il prete partigiano don Ernesto Castiglioni». Analoghe ricerche saranno avviate anche dalla Parrocchia di San Martino nei propri archivi storici: «Siamo qui per aiutare Andrew a ricostruire questa bella storia che è sua, ma che è anche di tutti noi», sottolinea don Zaccaria. Andrew ha visitato il Santuario della Madonna delle lacrime, restando affascinato dagli affreschi e dalla storia del miracolo, e la basilica di San Martino: «Sono luoghi bellissimi, chissà se anche mia mamma era entrata qui durante la sua permanenza a Treviglio», confida.

Infine un passaggio al Popolo Cattolico, il settimanale locale edito dal 1921 e dal cui archivio storico scandagliato da Mauro Faccà è già stato possibile ricavare notizie su suor Angelica. Ma di Irma, invece, nulla. Nemmeno a Sciesopoli, visitato da Andrew con il direttore Grisanti: «Spero davvero di capire chi fosse: ha fatto qualcosa di davvero importante, salvando due bambini».

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