Dalle Canarie ai Caraibi: lo skipper da Romano vince una regata sull’Atlantico
LA SFIDA. Andrea Zuklic era al comando della «Remax», che si è aggiudicata la prestigiosa gara internazionale Arc.
Navigando per undici giorni in mezzo alla distesa d’acqua dell’Oceano Atlantico, a bordo di una barca a vela, Andrea Zuklic di Romano ha vinto la regata, una delle classi di competizione, della gara internazionale Arc. si tratta di una delle sfide più agognate dai velisti, come può essere una gara di Formula 1 per i corridori automobilistici, che arriva ai Caraibi come «capolinea». Tutto è affidato alla bravura degli equipaggi e alla forza del vento che sospinge le imbarcazioni, veri gioielli tecnologici. Andrea Zuklic è lo skipper della barca «Remax» vincitrice nei giorni scorsi della regata Arc che attraversa l’oceano Atlantico: dalla spagnola Las Palmas de Gran Canaria alla caraibica Santa Lucia, dove si è tenuta la premiazione dei vincitori.
La gara Arc 2025 ha visto un netto predominio di barche italiane. Tra Las Palmas e Santa Lucia ci sono 2,700 miglia marittime di percorso in mezzo all’oceano. Andrea Zuklic, 53enne nato a Milano, è originario dell’isola croata di Lussino. A Romano è finito per amore di Ilaria Bergamo e delle loro due bambine. Lo skipper, ancora nei Caraibi, racconta: «Siamo partiti con 144 imbarcazioni da Las Palmas e in soli 11 giorni abbiamo attraversato l’Atlantico vincendo la regata. Sono il comandante della barca e nel mio equipaggio ho due portoghesi che hanno disputato 3 Olimpiadi e fatto 2 giri del mondo a vela, e altri velisti italiani di assoluto livello. È stato un duello marittimo con il favorito, uno skipper francese». In questo tipo di gare «si naviga sempre, giorno e notte, facendo i turni a bordo e attraversare l’oceano è una prova di vita. Si vince con il team», aggiunge.
Zuklic ha cominciato facendo regate fin da bambino e praticando la vela a livelli agonistici. Poi essere skipper è diventato un lavoro. La traversata dell’oceano Atlantico a bordo della «Remax» dell’armatore Dario Castiglia ha visto spirare un vento sostenuto per le vele. Racconta lo skipper: «Abbiamo iniziato a portare sempre più al limite la barca rischiando anche avarie e rotture, ma spingendo al massimo la velocità, cosa che ci ha fatto guadagnare miglia sul secondo arrivato, che abbiamo battuto per poche ore di differenza». A bordo non c’è stato il tempo per annoiarsi: «In questo tipo di navigazione il tempo è scandito dai turni : 3 persone fanno tre ore di guardia e sei ore di riposo , naturalmente se non ci sono delle manovre da fare. Gli ultimi giorni di regata abbiamo fatto saltare i turni per essere tutti disponibili a spingere al massimo la barca: stando al timone e continuando costantemente a regolare le vele per non perdere un metro o un nodo di velocità». Poi un pensiero per la compagna: «È grazie a lei che posso fare questo lavoro che mi appassiona, ma mi tiene spesso lontano dalla famiglia».
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