Dalle piste di atletica alla banda addio a Nicola, morto a 32 anni a Treviglio

IL LUTTO. Si è spento domenica 17 maggio a 32 anni Nicola Rizzi. Il suo nome resta impresso nella storia dell’atletica leggera lombarda.

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Filippo Magni

Si è spento domenica, a 32 anni, Nicola Rizzi. La notizia ha attraversato in poche ore i confini di Treviglio, dove era cresciuto, e di Calvenzano, dove aveva scelto di vivere negli ultimi anni, raggiungendo compagni di pista, colleghi e amici dell’istituto Oberdan. A piangerne la perdita, la fidanzata Serena, la mamma Luisella, il papà Pierluigi e il fratello Daniele.

A piangerne la perdita, la fidanzata Serena, la mamma Luisella, il papà Pierluigi e il fratello Daniele.

Il suo nome resta impresso nella storia dell’atletica leggera lombarda. Cresciuto agonisticamente fin da piccolo nell’Atletica Estrada di Treviglio, aveva poi conquistato anche l’atletica Riccardi di Milano. Distinguendosi in una disciplina insolita e tecnica, che era diventata la sua passione: il salto triplo, specialità che lo aveva portato a competere fino ai massimi livelli nazionali dei campionati italiani assoluti. Un amore per lo sport condiviso con il fratello Daniele, anche lui atleta della Riccardi nei 400 metri piani e ostacoli.

La passione per l’atletica

Proprio sulle piste d’atletica era nata la sua seconda vocazione. «Non una passione d’infanzia – racconta il padre Pierluigi –, ma una scelta maturata dopo gli studi in ragioneria. Vedendo i compagni e gli avversari infortunarsi, Nicola voleva capire come aiutarli, come trattare i traumi». Da qui la decisione di frequentare la scuola di massoterapia a Bergamo, trasformando quell’intuizione in una professione stimata, esercitata in uno studio di Boltiere.

La musica nelle sue corde

Ragazzo dai molteplici interessi, Rizzi aveva suonato per anni le percussioni e la batteria nel Corpo musicale di Treviglio, oltre ad aver formato un gruppo di percussioni con alcuni amici. Negli ultimi tempi, pur avendo abbandonato l’agonismo nel salto triplo, non aveva mai lasciato lo sport, dedicandosi sempre con costanza alla corsa.

«La malattia si era presentata una prima volta, era riuscito a guarire. Purtroppo, ultimamente si è ripresentata e non c’è stato niente da fare»

Il ricordo del papà restituisce l’immagine di un giovane determinato: «La malattia si era presentata una prima volta, era riuscito a guarire. Purtroppo, ultimamente si è ripresentata e non c’è stato niente da fare». In queste ore di sconforto, la famiglia ha ricevuto manifestazioni di affetto da parte di chi ha incrociato il cammino di Nicola, «davvero tantissimi», afferma il papà, per un giovane che ha saputo lasciare un segno sia sulle piste di atletica sia nella sua professione.

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