Euromoka, addio al fondatore Carlo Parimbelli: «Visionario e determinato»

Ciserano . Aveva 96 anni, la Torrefazione fondata 60 anni fa. «Per tutti era il capo: caparbio, ma grande cuore con famiglia e dipendenti».

Per raccontare chi era Carlo Parimbelli basterebbero anche solo due aneddoti. Il primo. Tutti lo chiamavano «capo»: in azienda e in famiglia, compresi i nipoti. Il secondo. Di fronte a ogni problema, in azienda e in famiglia, rincuorava sempre tutti con il suo «dimèl a mé, che ga pènse mé» («dillo a me: ci penso io»). Perché il patron della «Torrefazione Caffè Euromoka» di Ciserano, scomparso lunedì a 96 anni, era così: rigoroso, esigente, caparbio, ma nel contempo anche protettivo, determinato, visionario. Del resto, non era da tutti, nel 1963, aprire un’azienda e inserirvi nel nome la parola «euro»: una visione, quella di Parimbelli, che andava ben oltre i confini nazionali per un’attività, la lavorazione del caffè, che nella Bergamasca ebbe una considerevole accelerata in quegli anni del boom economico. Proprio il suo carattere, nel contempo rude e amorevole – «un po’ tipico della vecchia guardia, sulla quale si poteva sempre fare affidamento», confida Catia, una delle tre nuore – ha permesso alla Torrefazione Euromoka di Ciserano di diventare un nome nel settore per l’appunto non soltanto nella Bergamasca e in Italia. Classe 1926, ciseranese doc, Parimbelli iniziò a lavorare nel negozio dei genitori, in via Vittorio Veneto: «Una bottega con macelleria e salumeria – racconta Fausto, uno dei tre figli che ora portano avanti la torrefazione – ereditata nel 1943: papà capì che nel dopoguerra mancava una figura che commercializzasse il caffè».

Una Fiat Giardinetta diventa la fedele compagna di tante avventure commerciali: al volante della sua auto, Parimbelli porta in giro per la provincia, e non solo, le prime miscele, cercando sempre di migliorarle e migliorarsi. Nel 1960 il trasferimento a Bergamo e il matrimonio con Enrica Riva, di Lurano. Ma l’odore del caffè tostato non viene accolto molto bene dai vicini di casa di via Alfieri, nel quartiere San Tomaso: così, nel giro di qualche anno Parimbelli decide di continuare a vivere in città, ma di tornare nella sua Ciserano per tostare il caffè. Costruisce quella che sarebbe diventata l’attuale torrefazione su alcuni terreni ereditati dai genitori lungo la provinciale Francesca: lì, nel’attuale sede, oggi ampliata, sposta la produzione, mentre la parte commerciale resta a Bergamo. Nascono i tre figli – Fausto, Fiorenzo e Maurizio – che oggi lavorano in azienda, occupandosi rispettivamente della parte commerciale, del magazzino e della contabilità. «Era una persona meravigliosa e intelligente – racconta la nuora Catia –, che ha costruito davvero tanto, creando e facendo espandere una realtà che i tre figli hanno poi potuto poi facilmente portare avanti. Ha trasmesso davvero tanti valori ai figli e ai nipoti e a tutta la nostra famiglia. Per tutti era il capo, anche i nipoti lo chiamavano così, perché era una figura chiave dell’azienda e della famiglia. Quando io avevo un problema, era a lui che mi rivolgevo, perché sapevo di poter contare sul suo appoggio. E in tanti in questi giorni ci hanno confermato di quanto fosse generoso e di come non si tirasse mai indietro quando c’era da aiutare qualcuno».

Oltre a moglie e figli, lo piangono le nuore Catia, Nella e Antonella, i nipoti Sara, Elena, Cristina, Carlo, Luca e Andrea e i pronipoti Leonardo, Cloe, Alessandro, Olivia, Filippo e Noa. Ieri i funerali in San Tomaso, in città, e sabato la tumulazione delle ceneri nella cappella di famiglia del cimitero di Ciserano. «La morte di Carlo Parimbelli ha colpito la nostra comunità, che perde il fondatore di una realtà storica del paese fondata esattamente 60 anni fa. Siamo vicini ai familiari», commenta il sindaco Caterina Vitali.

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