( foto Cesni)
IL BILANCIO. I dati dell’attività del centro «Sirio»: «I numeri dimostrano che la rete funziona». Martedì consegnati 2.300 euro raccolti con la «Camminata in rosa»: saranno usati per le attività.
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Treviglio
Dall’inizio dell’anno il centro antiviolenza «Sirio» di Treviglio ha ricevuto qualcosa come 216 chiamate di nuove potenziali vittime di violenza domestica, mentre sono state 109 le donne «nuove» prese in carico da gennaio dalla struttura trevigliese, cui fa capo il territorio della pianura. Il totale delle donne seguite nel complesso dal personale del centro sfiora le duecento: precisamente 199 vittime che hanno saputo chiedere aiuto e sono ora protette e inserire in specifici percorsi di aiuto, sia sul piano psicologico, sia su quello economico.
Sono i dati emersi ieri mattina a margine della consegna del ricavato della «Camminata in rosa» dello scorso luglio: 2.300 euro che verranno utilizzati per le attività del centro antiviolenza. Presenti il sindaco Juri Imeri e la vice sindaca Pinuccia Zoccoli Prandina, ideatrice della Rete interistituzionale antivolenza della quale il Comune di Treviglio è capofila, e che raggruppa enti e istituzioni del territorio (forze dell’ordine, scuole, strutture sanitarie, associazioni) impegnate nel contrastare – attraverso la prevenzione ma anche la segnalazione di casi a rischio – l’odioso fenomeno della violenza di genere. Presenti poi Francesca Mangano, Katia Cozzi e Paolo Bresciani di «Sirio», oltre ai volontari dell’Avis.
«Ringraziamo l’amministrazione comunale, Francesca Mangano e le associazioni che hanno promosso questa iniziativa – sottolinea Cinzia Mancadori, responsabile del centro antiviolenza “Sportello donna” di Treviglio –, ma soprattutto le tante persone che hanno partecipato alla camminata e che, con il loro contributo, ci hanno permesso di ricevere questa donazione che, come sempre, verrà utilizzata per migliorare i percorsi di presa in carico delle donne vittime di violenza, potendo così contare su qualche risorsa in più».
«Il valore aggiunto di questa iniziativa – prosegue Mancadori – è che viene realizzata d’estate, quando spesso le persone sono più propense a svolgere attività ludiche: essere invece lì in quella sera di fine luglio è sicuramente un segnale importante, perché si dà attenzione a questa tematica in situazioni che sono quelle canoniche. Questo fa riflettere tutti sul fatto che l’attenzione può essere alta non solo quando avvengono degli eventi particolari, di fronte ai quali tutti si attivano. È infatti importante che tutte le persone abbiano ben presente quanto l’attenzione debba essere proprio sottolineata anche in quei periodi dell’anno che non riguardano ricorrenze come la giornata contro la violenza di genere o quando non avvengono situazioni che accendono i riflettori su questo tema».
I dati in crescita consegnano una doppia lettura: una maggiore crescita del fenomeno da un lato e una maggiore consapevolezza da parte delle vittime della necessità e della possibilità di chiedere un aiuto concreto. «Questi dati confermano che la Rete antiviolenza funziona – rileva ancora Mancadori – e che è necessario proseguire in questa direzione, anche grazie a iniziative come quella della camminata in rosa, che sono in grado di intercettare e coinvolgere tante persone sul territorio».
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