Unione che dura da 66 anni a Castelli Calepio: «Il segreto è aiutarsi»

L’ANNIVERSARIO. I coniugi Maria Manenti e Giuseppe Calissi celebrano il traguardo mercoledì 11 febbraio. Si sposarono nel 1960, ma niente viaggio di nozze: partirono per la Svizzera, in cerca di condizioni economiche migliori.

Castelli Calepio

Sessantasei anni di matrimonio sono un traguardo che racconta molto più di una data sul calendario. Sono una vita condivisa e trascorsa insieme, costruita giorno dopo giorno con fatica, rispetto e amore autentico: quello che lega Maria Manenti e Giuseppe Calissi, che mercoledì 11 febbraio celebrano i loro 66 anni di unione a Castelli Calepio, il luogo che da sempre chiamano casa.

Il primo incontro

Classe 1938 lui, del 1939 lei, sono nati in un’Italia che si affacciava agli anni difficili della guerra. La loro storia affonda le radici tra il Basso Sebino e la Val Calepio, al confine tra Credaro, dove Giuseppe (originario di Gandosso) è cresciuto, e Castel Rampino, il borgo di Calepio dove Maria viveva con le famiglia. È proprio lì, tra strade e cortili condivisi, che i loro sguardi si sono incontrati per la prima volta.

Il matrimonio

«Era l’11 febbraio, il giorno della Madonna di Lourdes»

Si fidanzano giovanissimi, lei 16 anni e lui uno di più, in un tempo in cui l’amore aveva il passo lento dell’attesa e la forza delle promesse sincere. Quattro anni dopo, nel 1960, decidono di sposarsi, nonostante le ritrosie della madre di Giuseppe, per cui quel matrimonio «non s’aveva da fare». Ma l’amore, come spesso accade nelle storie vere, trova il modo di vincere. «Era l’11 febbraio, il giorno della Madonna di Lourdes», come piace ricordare ancora oggi a nonna Maria. Quel giorno di 66 anni fa venne celebrato il loro matrimonio nella chiesa di Calepio.

La Svizzera per lavoro e poi il rientro a Calepio

A legarli era l’affetto profondo, ma anche concretezza e pragmatismo, e lo hanno dimostrato fin dall’inizio. Per il viaggio di nozze infatti non c’era il tempo: come tanti giovani coppie dell’epoca, hanno affrontano la strada dell’emigrazione.

Lì la loro vita è ripartita dal lavoro e dal sacrificio: Maria ha trovato impiego in una fabbrica di orologi, Giuseppe come muratore.

Subito dopo aver pronunciato il loro «sì», Maria Manenti e Giuseppe Calissi sono partiti per Locarno, in Svizzera, in cerca di stabilità economica. Lì la loro vita è ripartita dal lavoro e dal sacrificio: Maria ha trovato impiego in una fabbrica di orologi, Giuseppe come muratore. Una parentesi necessaria, ma non facile, durante la quale in poco tempo si è fatta strada la nostalgia di casa. Soprattutto per Maria, che ha sentito forte il richiamo delle proprie radici. Rientrati in Italia, ne 1963 è nato il primo figlio, seguito negli anni da altri due.

La famiglia cresce, così come le responsabilità. E con il tempo arrivano i frutti di tanto impegno: una casa costruita con le proprie mani, poi una seconda. Giuseppe, dopo anni di cantiere, ha vinto il concorso come messo comunale, ruolo che ha ricoperto fino all’anno della pensione, nel 1994. Maria è diventata il punto fermo della famiglia, dedicandosi completamente alle mura domestiche, ai figli Ivan, Claudio e Michele, e poi ai sei nipoti: Martina, Valentina, Alessia, Nicolò, Mattia e Isabel.

L’affetto dei nipoti: «Ci hanno insegnato che il sacrificio è fondamentale»

«Non avevano niente, ma hanno costruito tutto»

Oggi sono loro a condividere questa storia, facendone tesoro insieme ai tantissimi insegnamenti dei nonni. «Non avevano niente – racconta la nipote Martina –, ma hanno costruito tutto: due case, una famiglia e una vita insieme. Ci hanno insegnato che il sacrificio è fondamentale, ma che il segreto per durare è aiutarsi, volersi bene, esserci sempre l’una per l’altro».

A 66 anni da quella promessa, Maria e Giuseppe (per tutti «nonno Gigi») vivono ancora a Castelli Calepio. La loro è una storia semplice, fatta di gesti quotidiani, magari piccoli, ma costanti. E proprio per questo straordinaria.

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