Fa discutere l’idea di unire le piste di Colere e Lizzola

IL DIBATTITO. No di «Orobievive»: «Già bocciato nel 2012». Caccia (Parco): nessun progetto in mano, sorveglieremo.

«Una grande opportunità da cogliere», per altri «un intervento che stravolgerebbe una valle protetta». L’ipotesi di collegare le stazioni sciistiche di Lizzola e Colere tiene banco e innesca il dibattito. Sul tema le associazioni ambientaliste ribadiscono la propria forte contrarietà all’idea di unire le due stazioni.

La nuova pagina della storia di un progetto lunga almeno 25 anni è legata all’opzione d’acquisto degli asset della cooperativa «Nuova Lizzola» che «Rsi» (la società che gestisce gli impianti di Colere) ha sottoscritto venerdì scorso. Un accordo che dovrebbe portare, come dichiarato dalla società, all’ammodernamento degli impianti di Lizzola e al collegamento tra i due comprensori, la cui realizzazione viene prevista, o almeno questa è la speranza, nel giro di due anni. Un annuncio che, pur non portando ancora con sé cifre né progetti definiti, ha scaldato gli animi di chi guarda al collegamento tra le stazioni sciistiche scalvina e seriana come un sogno.

Il precedente e le difficoltà «tecnico-economiche»

Con un comunicato diffuso ieri «Orobievive», coordinamento informale delle associazioni ambientaliste di Bergamo, ha ricordato come un’iniziativa simile intrapresa nel 2012 sia «naufragata per evidenti difficoltà ambientali e tecnico-economiche».

«Purtroppo nessuno dei proponenti considera le variazioni climatiche in atto, tranne l’inverno appena passato particolarmente ricco di precipitazioni nevose, e le sempre più scarse disponibilità di neve naturale, e nemmeno conosce – fanno presente gli ambientalisti di “Orobievive” – gli studi effettuati in anni recenti e che ci dicono che il mercato dello sci è praticamente saturo e non più espandibile all’infinito. Il turista cerca ora un approccio montano che sia ecocompatibile e rispettoso dell’ambiente. Certo è che se le proposte vanno solo nel senso del profitto e dello sfruttamento a tutti i costi, non si ha nessuna possibilità di scelta».

«Orobievive» esprime preoccupazione anche per i dettagli che il progetto potrebbe contemplare (ma il condizionale è d’obbligo, perché sinora sono circolate solo ipotesi e di progetti nemmeno gli enti locali coinvolti ne hanno visti). «Temiamo lo stravolgimento della Valle Conchetta (in area protetta Natura 2000) e la realizzazione di una galleria nel Pizzo di Petto, stravolgimento che sarà ben evidente nel periodo estivo, quando l’assenza di neve metterà in luce l’ambiente devastato dalle piste e dai tralicci degli impianti. Ci sorprende inoltre che si voglia insistere nel realizzare un collegamento che ha la necessità di ricorrere a innevamento artificiale e programmato, costoso e poco praticabile in zone che, per conformazione del terreno prevalentemente calcareo, sono prive di consistenti riserve idriche».

La posizione del Parco delle Orobie

Sulla questione delle aree protette, il presidente del Parco delle Orobie, Yvan Caccia, precisa: «Quando si tratta di Sic, Siti di importanza comunitaria, o Zps, Zone di protezione speciale, il Parco è molto attento. Non abbiamo in mano ancora nessun progetto, ma negli incontri informali abbiamo già fatto presente questa problematica, di cui voglio pensare che terranno conto». Caccia ricorda come in passato il Parco abbia già bocciato dei progetti per questo. «Abbiamo detto di no al collegamento in galleria tra Cusio e Gerola Alta, proprio per la presenza di Zps e Sic».

«Orobievive» se la prende anche con sindaci e presidente delle Comunità montane, che «evidentemente a corto di qualsiasi proposta o idea alternativa allo sviluppo sciistico e a lungo termine, vedono nell’iniziativa solamente aspetti positivi». Sul tema il sindaco di Vilminore Pietro Orrù dichiara che «a oggi non abbiamo visto progetti specifici. Quando avverrà, li esamineremo collegialmente in Consiglio comunale e indiremo un’assemblea pubblica per sentire l’opinione della cittadinanza. L’iniziativa imprenditoriale mi sembra lodevole; se dovrà essere analizzata a livello geologico e naturalistico lo faremo senza nessuna preclusione, né in positivo né in negativo». Prudente anche il collega di Colere, presidente della Comunità montana scalvina, Gabriele Bettineschi: «Per affrontare la questione in modo esaustivo credo sia opportuno attendere che venga reso pubblico il progetto dell’eventuale collegamento: solo così sarà facile analizzarne i vari aspetti». Il sindaco di Valbondione, Romina Riccardi, sottolinea invece come «le osservazioni sulla tutela dell’ambiente e del nostro patrimonio floro-faunistico devono essere ad ampio raggio, non solo quando riguardano opere che possono salvaguardare la sopravvivenza economica di comunità che vivono di turismo, invernale ed estivo».

Tutte le posizioni in campo

E da qui rilancia: «Ci si chieda come sia possibile che molti cittadini raggiungano le nostre località, montagne e rifugi per puro svago se noi amministratori non ci occupassimo della manutenzione delle strade, dei sentieri, delle vasp (viabilità agro.silvo-pastorale), dei parcheggi con risorse economiche spesso irrisorie. Ci si chieda dell’impegno e delle risorse economiche impiegate nella messa in sicurezza e delle opere realizzate a fronte dei continui dissesti che bloccano strade, sentieri e intere contrade. Se si vuole continuare ad ammirare le bellezze delle montagne è perché vi sono ancora amministrazioni e cittadini che rispettano, tutelano e presidiano i comuni montani non solo per se stessi ma anche per gli avventori e i turisti».

«È chiaro però – rimarca Riccardi – che la gente che sceglie di rimanere a vivere in montagna non può vivere d’aria e da sempre cerca di vivere attraverso quei servizi (bar, ristoranti, eccetera) di cui necessita l’avventore quando si sposta dalla città alla montagna. Proviamo a pensare se noi montanari abbandonassimo i nostri paesi perché non vi è più fonte di reddito (i dati sullo spopolamento minacciano questo futuro): nessuno più verrebbe a Valbondione a sciare né a fare escursioni».

«Orobievive» richiama infine anche il lavoro che l’associazione di imprenditori «Scalve Mountain» sta portando avanti insieme all’Università di Bergamo sul tema del turismo, promuovendo un modello sostenibile e di comunità. «Siamo curiosi di conoscere la valutazione che dovrà essere data su questo nuovo progetto da parte degli altri soci di “Scalve Mountain”». I referenti dell’associazione non hanno voluto rilasciare dichiarazioni, annunciando che esprimeranno la propria posizione nei prossimi giorni.

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