L’autopsia sul cadavere di Pamela: la profanazione risale a novembre

STROZZA. Perde quota l’ipotesi dell’estorsione. L’ex in Procura e deposita una memoria: «Utile per risalire all’autore».

Strozza

La decapitazione del corpo di Pamela Genini è avvenuta presumibilmente a novembre, qualche settimana dopo il funerale della 29enne di Strozza uccisa con 76 coltellate nel suo appartamento milanese dall’ex Gianluca Soncin. È la convinzione degli inquirenti alla luce dei primi esiti dell’esame autoptico compiuto l’8 aprile dal medico legale Matteo Marchesi con la collaborazione di Marco Cummaudo dello staff del Labanof, il laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università di Milano diretto da Cristina Cattaneo.

Sono risultati parziali che necessitano di ulteriori approfondimenti. Ma l’esame è stato scrupoloso. Basti pensare che, per cercare di datare la decapitazione, nella zona del corpo interessata dal taglio del profanatore i medici hanno eseguito una sezione dello stesso tipo.

La pista dell’ossessionato

Se davvero il raid notturno nel cimitero di Strozza fosse avvenuto a novembre, nulla c’entrerebbe l’ombra inquadrata dalle telecamere del camposanto pochi giorni prima della scoperta profanazione il 23 marzo scorso. E si rafforzerebbe la pista del soggetto ossessionato dalla giovane e a caccia di un feticcio. Perché risulta difficile pensare che eventuali estorsori desiderosi di rientrare in possesso di ingenti somme affidate a Pamela (è un’ipotesi investigativa) siano entrati in azione così presto, e cioè prima che la famiglia potesse venire in possesso dell’eventuale «tesoretto», visto che per le pratiche di successione servono parecchi mesi. A meno che le diatribe sul denaro non fossero in corso quando ancora la ragazza era viva. Di una cassetta di sicurezza intestata alla 29enne ha raccontato l’ex fidanzato Francesco Dolci ai carabinieri. Il 41enne di Sant’Omobono Terme, nell’ambito dell’inchiesta milanese sull’omicidio, agli inquirenti ha parlato di un presunto giro di riciclaggio in cui Pamela era coinvolta, facendo nomi e cognomi di gente legata a Gianluca Soncin. Sull’esistenza della cassetta e sul suo contenuto stanno compiendo accertamenti anche i carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo.

Dolci ieri mattina, accompagnato dal suo legale Eleonora Prandi, si è presentato in Procura chiedendo di parlare con il procuratore Maurizio Romanelli che però non era in ufficio. Il 41enne, che non è indagato, ha comunque depositato una memoria relativa a una presunta «seconda vita» di Pamela, con particolari che secondo lui risulterebbero decisivi per risalire all’autore del macabro gesto.

La botola nella casa dell’ex

Ieri è anche emerso che, durante l’ispezione della scorsa settimana in una botola di casa Dolci, in cui fu repertato un capello biondo (ritenuto insignificante da chi indaga), i carabinieri avevano notato anche un sacchetto contenente un pezzo di nylon sporco e sbriciolato, che non è stato preso in considerazione come reperto. Il 41enne dice di non averlo mai visto e collega il ritrovamento a un’intrusione di estranei denunciata a gennaio. Ma gli inquirenti ritengono plausibile che l’ex non abbia scorto quel vecchio sacchetto, dal momento che non ha preso parte alla ispezione.

Sempre ieri, nel pomeriggio, al comando provinciale a Bergamo, i carabinieri hanno sentito a sommarie informazioni l’ex fidanzato della vittima, Andrea Longhi - a cui Una Smirnova ha affidato la cagnolina della figlia - e due amiche della vittima, Elisa e Nicole. Al centro delle audizioni, verifiche sulla rete di relazioni della 29enne, sull’organizzazione criminale cui ha accennato Dolci e sul ruolo dello stesso 41enne. L’amica Elisa, di fronte alle telecamere, ha descritto Dolci come una presenza costante: «C’era sempre, a volte troppo. All’inizio una relazione, poi l’amicizia». Sconosciuta alle amiche la vicenda dei 400mila euro che Dolci avrebbe speso per Pamela in 7 anni.

«L’unica cosa che vorrei è avere giustizia per Pamela e spero che possano essere ritrovati al più presto i suoi resti. Sul presunto giro di riciclaggio non ho riscontri, non so niente di questa storia. Non mi ha mai parlato di conti e cassette di sicurezza in Italia e all’estero. Avrà avuto un conto corrente, come tutti. E penso qualcosa in contanti. Gli oggetti di maggior valore saranno stati a casa, borse, gioielli, cose così – ha dichiarato Elisa, ai microfoni di Ore 14, trasmissione di Rai 2 –. A decapitare la salma sicuramente è stata una persona che non ha saputo gestire il distacco da Pamela».

© RIPRODUZIONE RISERVATA