Ardesio, 5 aprile: il crollo del canale. «In un lampo la nostra vita è cambiata»

GLI SFOLLATI. Momenti drammatici per le famiglie di via Alpini e oggi tante incertezze. Roberta e Matteo a breve diventeranno genitori: abbiamo un mutuo su un immobile che non vale nulla.

Impossibile per loro dimenticare la mattinata del 5 aprile. La vita delle famiglie di Ardesio che abitano in via Alpini, dalle 7 ha subito una brusca svolta. Oggi cercano di ritrovare certezze e un po’ di serenità, ma non è semplice. Quando il canale ha ceduto sprigionando 15mila metri cubi d’acqua , in via Alpini c’erano Roberta Bergamini, 37 anni, con il compagno Matteo Ranalli, 41 anni, e in un appartamento non lontano, Miriam Filisetti, 34 anni, il compagno S ilvano Fornoni, 36 anni, e i loro figli di 3 e 7 anni. Le due coppie, con sacrifici e fatica, avevano acquistato casa da qualche anno fa, e lì pensavano costruire il proprio futuro.

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«In questi giorni – raccontano Roberta e Matteo, che ad ottobre diventeranno genitori per la prima volta - abbiamo cercato di ricostruire quanto è successo: la fuga e quei momenti concitati. L’adrenalina ha cancellato tante cose. Abbiamo seguito l’istinto e siamo fuggiti , portando con noi il nostro cane. Stavamo dormendo, e abbiamo iniziato a sentire dei rumori: abbiamo pensato qualcuno stesse facendo dei lavori, non ci abbiamo dato troppo peso. Poco dopo però un forte boato ci ha fatto balzare in piedi. E dopo aver intravisto cosa stava succedendo, dal retro di casa (la porta d’ingresso non si apriva più) siamo fuggiti.

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Roberta e Matteo: il futuro ora è costellato di incertezze

Siamo andati da mia madre (di Roberta), che abita sempre in paese, e siamo ancora lì. Il pensiero principale va a nostra figlia, che arriverà tra qualche mese: avrebbe dovuto essere il periodo più bello e sereno della nostra vita, ma in un lampo tutto è cambiato. Stiamo cercando ola nostra quotidianità, abbiamo ripreso il lavoro, ma non è facile. Il pensiero è sempre lì. Abbiamo un mutuo attivo su un immobile che non vale più niente». Il futuro ora è costellato di incertezze. «Stiamo affrontando un percorso psicologico per riprendere in mano le fila della nostra vita – concludono -, e dobbiamo pensare ad una sistemazione, anche in vista dell’arrivo di nostra figlia. Anche se torneremo in quella casa, non sarà più quel posto felice di prima».

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Spavento e tanta paura anche per Miriam e Silvano. Quella mattina erano già tutti svegli, e si preparavano per iniziare la giornata. «Si percepiva qualcosa di strano – raccontano -, un venticello più freddo del solito, ma niente di che, non ci siamo allarmati sino a che non abbiamo visto le piante, del bosco dietro casa, cadere. Così d’istinto, senza sapere che ci fosse anche dell’acqua, siamo scesi in garage per salire in auto e scappare. Proprio allora l’acqua stava inondando il box, così con i bambini siamo saliti sul tetto dell’auto. Eravamo in pigiama, scalzi, e per circa una trentina di interminabili minuti siamo rimasti lì.

Miriam e Silvano, quei 30 minuti interminabili nel box allagato

Non sapevamo come uscirne e dalla tromba delle scale continuava ad entrare acqua: abbiamo visto la morte in faccia. Poi abbiamo pensato che l’unica soluzione era muoversi e con i bambini in braccio siamo usciti: l’acqua arrivava al busto, eravamo stremati e impauriti. Ci siamo rifugiati presso una casa di via Piemonte: una signora ci ha accolti, abbiamo spogliato i bambini e li abbiamo avvolti in coperte. Poi sono stati visitati dal personale sanitario. Le ripercussioni, soprattutto a livello psicologico, sono tuttora pesanti». La famiglia ora vive nell’appartamento della nonna di Miriam e il futuro è costellato da punti di domanda. «Il più grande dei nostri figli spesso ci chiede quando torneremo a casa, non sappiamo cosa rispondere». «La notte – aggiunge Miriam – ho incubi legati ai quei momenti, e non riesco a pensare di ritornare in quella casa».

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