Due fossili bergamaschi in gara per rappresentare la Lombardia

Preistoria La libellula della Valle Brunone e il rettile volante di Cene tra i possibili testimonial del patrimonio paleontologico regionale. Sono aperte le votazioni.

Due fossili bergamaschi in lizza per diventare un simbolo regionale. La Società Paleontologica Italiana ha dato il via all’iniziativa «Fossili Regionali», che si propone di favorire la divulgazione e la conoscenza delle ricchezze del patrimonio paleontologico italiano attraverso la selezione di un fossile simbolo per ogni regione italiana. I due fossili orobici si trovano al Museo Civico Enrico Caffi di Scienze naturali di Bergamo e sono la libellula Italophlebia gervasuttii proveniente dal Monumento Naturale della Valle Brunone di Berbenno ed Eudimorphodon ranzii, esemplare del rettile volante triassico ritrovato presso il giacimento del Parco Paleontologico di Cene nel 1973. Chiunque può votare tra mammut, impronte di dinosauro, foglie e conchiglie fossili: paleontologi esperti hanno selezionato un massimo di cinque fossili rappresentativi per ogni regione, per ciascuno dei quali è poi stata preparata una scheda informativa. Per scoprire i fossili candidati e votarli basterà collegarsi al sito della SPI: i fossili vincitori verranno annunciati in corrispondenza delle Giornate di Paleontologia 2023.

I due «candidati»

Libellula Italophlebia gervasuttii fu scoperta da Mario Gervasutti nel 1973 e in Valle Imagna l’Associazione Amici della Valle Brunone sono operativi per valorizzare e far conoscere il Monumento Naturale della Valle Brunone, importante sito paleontologico di Berbenno, mentre Eudimorphodon ranzii è diventato negli anni un simbolo di Cene e della Valle Seriana. Il 2022 è un anno speciale per il parco cenese, arrivato al ventesimo compleanno, il cui progetto prese però il via negli anni ’90, una sinergia tra Comune di Cene, Museo di scienze naturali di Bergamo e la Comunità montana della Valle Seriana, ente gestore del parco. Fondamentale è il lavoro del gruppo di guide dell’ Associazione Didattica Naturalistica del museo cittadino, che dal 2002 valorizza l’intera zona.

Gli scavi e don Canova

Il parco si trova a nord di Cene in una località nota come Cava Ratta, in cui era presente un’attività di estrazione di pietra utilizzata nell’edilizia, cessata nel 1965, quando una frana interruppe la produzione. Fu un insegnante della zona, don Antonio Canova, a trovare il primo fossile di un frammento di pesce proprio dove ci fu il crollo. L’area fu messa sotto tutela e i ricercatori del museo di Bergamo cominciarono a scavare facendo riaffiorare numerosi fossili in uno stato pressoché perfetto e ritrovando l’esemplare di rettile volante ribattezzato Eudimorphodon ranzii. Negli anni seguenti a Cava Ratta si trovarono grandi quantitativi di materiale fossile, fatto che convinse le amministrazioni di allora a istituire un’area protetta.«Da 20 anni offriamo laboratori e visite guidate alle famiglie gratuite –spiega la referente del parco Margherita Ferraiuolo-. Per festeggiare questa ricorrenza ci saranno iniziative extra, come serate divulgative e la notte al parco offerta ai bambini: tutte le iniziative sono consultabili sulla nostra pagina Facebook e al sito www.triassico.it/parcocene».

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