Vasi, boccali e scodelle antiche: i primi «tesori» al Castello di Castione

CASTIONE DELLA PRESOLANA. Nell’area tracce di un insediamento di lungo corso dell’età del Bronzo e Romana Tre sondaggi hanno fruttato reperti interessanti. Il sindaco: partiremo con gli scavi.

Un muretto, piani acciottolati, oggetti in ceramica e pure la prima testimonianza dell’uso della scrittura: nuovi ritrovamenti emergono dall’area del Castello di Castione, frequentata con continuità dalla tarda età del Bronzo all’età romana. Venerdì sera, 11 agosto, il sindaco di Castione Angelo Migliorati, Cristina Longhi (della Soprintendenza di Bergamo e Brescia) e Paolo Rondini (ricercatore dell’Università di Pavia) hanno presentato quanto emerso dai sondaggi effettuati a inizio anno, in una zona di scavi nota dagli anni ‘40. I primi ritrovamenti portano i nomi dei curati di Castione don Rocco Zambelli e don Giulio Gabanelli.

Negli anni ‘50 iniziarono gli scavi della Soprintendenza, che videro impegnati, tra gli altri, lo spagnolo Monteaguido Garcìa. «Dai suoi ritrovamenti fu messo il vincolo sull’area, che non è stata costruita - ha ricordato il sindaco -. Le scoperte di Parre hanno fatto dirottare lì i fondi della Soprintendenza, ma ora partiremo anche noi con gli scavi». Il sindaco ha precisato come l’area sia privata: «Per iniziare gli scavi abbiamo dovuto chiedere il consenso ai proprietari, che ringraziamo per la disponibilità. La nostra idea è di arrivare all’acquisizione dell’area o ad un accordo».Longhi ha contestualizzato il sito del Castello invitando ad esplorare anche «i dintorni» in cui si inserisce: «Castione aveva una posizione favorevole per i suoi collegamenti e per la vicinanza con le fonti minerarie della Presolana, sfruttate probabilmente sin dall’età del Ferro». Numerosi ritrovamenti (una spada già nell’800, poi tombe e altri oggetti) dimostrano l’antica frequentazione della valle dei Mulini, mentre in età romana altri ritrovamenti fanno pensare che il centro di insediamento fosse nei pressi dell’attuale centro di Castione.

Come spiegato da Rondini, il sito ha avuto due fasi: una prima tra il tardo Neolitico e la prima Età del Rame e, dopo 1.500 anni di vuoto, un lungo periodo continuo dalla fine dell’Età del Bronzo sino alla romanizzazione. «Un sito che dura così a lungo aveva sicuramente un ruolo importante», ha detto. Rondini ha presentato quanto emerso dagli scavi esplorativi effettuati nel febbraio 2023. «Il sito è molto grande: scavarlo tutto sarebbe molto difficile. Il villaggio protostorico non si trovava sulla parte superiore della lingua di roccia del Castello, bensì sulla terrazza leggermente ribassata - ha spiegato -. Dalla parte opposta, invece, presso l’Orto dei Pagani, c’era la necropoli romana».

Dai tre sondaggi esplorativi sono emersi i resti di un focolare, dei piani acciottolati, un muretto che fa intuire la sistemazione a terrazze che era stata data al declivio. Numerosi i manufatti in ceramica, come boccali, vasi e scodelle, tutti del VI-V secolo a.C.. Particolarmente significativo un boccale di tipo Breno su cui è scritta una lettera (non è chiaro se in alfabeto camuno o lepontico, ma comunque si tratterebbe di una “U”), che costituisce la più antica testimonianza dell’uso della scrittura in zona.

Non mancano gli oggetti da lavoro (come una fusaiola cilindrica in pietra, usata per filare) e i resti animali, ovini e suini, che ci informano sulla consumazione di carne. Ad incuriosire gli studiosi è stata anche un’incrostazione bianca sul fondo di un boccale, che potrebbe testimoniare un’antica bevanda.

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