Amiche per mano, dalla malattia a «insieme si può vincere»
L’ANNIVERSARIO. L’associazione è nata 10 anni fa per iniziativa di donne che hanno attraversato percorsi di cura: affiancano pazienti oncologiche, in particolare quelle colpite da tumore al seno.
Lettura 2 min.Da un’esperienza di dolore e di condivisione è nata una rete capace di accompagnare centinaia di donne in uno dei momenti più difficili della loro vita. L’associazione Amiche per mano festeggia quest’anno i dieci anni di attività: un traguardo importante per una realtà che ogni giorno affianca le pazienti oncologiche, in particolare quelle colpite da tumore al seno, trasformando la vicinanza umana in un sostegno concreto. «Ci siamo conosciute casualmente durante il nostro percorso di cura - ricorda la presidente Paola Cornero - e ci siamo rese conto di quanto il supporto tra pazienti fosse stato fondamentale per ciascuna di noi. A quel punto abbiamo pensato che quell’aiuto non dovesse più dipendere dal caso». Così, passo dopo passo, il gruppo si è strutturato fino a diventare un’associazione radicata sul territorio e strettamente collegata alla Breast Unit di Humanitas Gavazzeni, a Bergamo, e ai suoi operatori sanitari. Oggi conta oltre 500 iscritte e una decina di volontarie attive in ospedale, tutte accomunate da un elemento: aver attraversato, in prima persona, la malattia.
La scelta del nome
L’obiettivo è stare accanto alle pazienti fin dall’inizio del percorso. Le volontarie incontrano le donne già durante lo screening o al momento della consegna dell’esito istologico. E continuano poi ad accompagnarle durante terapie, interventi e controlli. «Il nostro nome, Amiche per mano, nasce proprio da questo – spiega Cornero –: durante il percorso, che tendenzialmente è lungo, si creano legami veri di amicizia».
Accanto alla presenza quotidiana, l’associazione promuove numerosi servizi e attività gratuiti sempre in ospedale. Ci sono momenti di estetica oncologica, laboratori, ad esempio, dedicati alla cura della pelle durante la chemioterapia, uno sportello con una nutrizionista oncologica, attività di uncinetto ma anche un supporto per ottenere gratuitamente le parrucche attraverso il rimborso regionale. A tutto questo si aggiunge poi il progetto «Curare chi cura», rivolto ai familiari dei pazienti.
Un supporto competente
Fuori dalla struttura ospedaliera vengono invece organizzati corsi di yoga, pilates, ginnastica posturale e trattamenti olistici, oltre a un recente progetto di fisioterapia post intervento, nato sempre dalla collaborazione con la Gavazzeni. «Tutte le nostre volontarie sono molto formate - sottolinea la presidente - perché lavoriamo in un ambito delicato e crediamo sia fondamentale offrire un supporto competente oltre che umano».
Il cuore dell’associazione rimane la relazione tra persone che condividono la stessa esperienza: «Chi è all’inizio del percorso si identifica in chi c’è già passato - racconta Cornero -. Vedere davanti a sé qualcuno che ha affrontato le stesse paure e ha ripreso in mano la propria vita dà una speranza concreta, basata sull’evidenza». Una speranza che però rifugge dalla retorica della «battaglia contro il tumore»: «Non ci piace la narrazione trionfalistica delle guerriere che vincono o perdono. La malattia è piuttosto una convivenza, una maratona fatta di resilienza e di quotidianità». Anche perché non tutte le pazienti guariscono completamente: «Io stessa - rivela - convivo con una forma metastatica della malattia».
Una buona qualità di vita
Se da un lato la ricerca ha cambiato radicalmente le prospettive («Oggi molte pazienti metastatiche possono vivere per anni con una buona qualità di vita», dice), negli ultimi anni si è abbassata l’età media delle diagnosi, «ed è per questo che insistiamo tanto sull’importanza della prevenzione e delle visite senologiche», continua. Un messaggio importante che si somma a quello dello slogan che accompagna il nome dell’associazione, «Insieme si può vincere», sganciato dalla guarigione: «Vincere non corrisponde necessariamente a eliminare la malattia - conclude Cornero -. Significa piuttosto non lasciare che il tumore si prenda tutta la vita di una persona. La vera vittoria è continuare a vivere con intensità, coltivando relazioni, bellezza e speranza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA