Parigi nega l’estradizione a Manenti. La protesta dei bergamaschi in aula

Il caso L’udienza sull’estradizione dell’ex terrorista ha dato esito negativo: il bergamasco non sarà estradato.

Parigi nega l’estradizione a Manenti. La protesta dei bergamaschi in aula
Narciso Manenti in una vecchia immagine durante la latitanza in Francia

La Corte d’appello di Parigi, mercoledì 29 giugno, ha negato l’estradizione chiesta dall’Italia per i 10 ex terroristi condannati dalla giustizia italiana per reati di sangue compiuti nei cosiddetti anni di piombo e rifugiatisi in Francia, dove hanno potuto vivere a piede libero grazie alla «Dottrina Mitterand».Tra questi c’è Narciso Manenti, oggi 64 anni, nativo di Telgate e sposato con una cittadina francese, condannato all’ergastolo per aver ucciso, la sera del 13 marzo 1979 in Città Alta, l’appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri. Il militare dell’Arma venne freddato davanti al figlio di nove anni: quella sera stava accompagnando il bambino dal medico che, in quanto medico del carcere, doveva essere l’obiettivo di un attentato da parte del gruppo «Guerriglia Proletaria». Gurrieri non aveva esitato a intervenire ed era stato ammazzato.

Manenti, che all’epoca militava nel gruppo «Lotta armata per il contropotere territoriale» era stato arrestato il 28 aprile dell’anno scorso durante l’operazione «Ombre Rosse», coordinata tra i governi italiano e francese (su di lui pendeva un ordine di cattura internazionale emesso dalla Procura di Bergamo nel 1986 e un mandato di cattura europeo in scadenza nel 2026. Il bergamasco era tornato in libertà vigilata, così come gli altri ex terroristi, tra i quali l’ex Br Marina Petrella, 67 anni, e uno dei fondatori di Lotta Continua, Giorgio Pietrostefani, 78 anni, da tempo malato.

Le proteste a Parigi

Alla lettura della sentenza, un gruppo di italiani guidato dal deputato bergamasco della Lega Daniele Belotti, ha gridato: «Assassini!». Belotti aveva anche srotolato uno striscione di protesta davanti al palazzo di Giustizia prima dell’udienza, insieme al vicesindaco di Telgate Cristian Bertoli. Erano presenti a Parigi anche e il presidente e vicepresidente dell’associazione carabinieri di Bergamo intitolata a Giuseppe Gurrieri, l’appuntato ucciso da Manenti.

Cartabia: aspettiamo motivazioni

«Rispetto le decisioni della magistratura francese, che agisce in piena indipendenza. Aspetto di conoscere le motivazioni di una sentenza che nega indistintamente tutte le estradizioni. Si tratta di una sentenza a lungo attesa dalle vittime e dall’intero Paese, che riguarda una pagina drammatica e tuttora dolorosa della nostra storia. Resta tutta l’importanza della decisione di un anno fa con cui il Ministro Eric Dupond-Moretti ha rimosso un pluridecennale blocco politico: un gesto, il suo, che è segno della piena comprensione dei drammi vissuti nel nostro Paese durante gli anni di piombo e soprattutto della fiducia del Governo francese nei confronti dei magistrati e delle istituzioni italiane». Così la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, dopo che la Corte d’appello di Parigi ha deciso di respingere le richieste di estradizione dei dieci latitanti condannati in Italia per gravissimi reati commessi negli anni Settanta-Ottanta. Il ministero della Giustizia aspetta di conoscere le valutazioni della Procura generale di Parigi, l’unica a poter presentare eventuali ricorsi contro il provvedimento di oggi.

Via Arenula: mai smesso di chiedere estradizione

Nel lungo tempo trascorso da quei «tragici fatti», l’Italia non ha mai «smesso di avanzare e rinnovare le domande di estradizione per i latitanti, le cui responsabilità sono state accertate con sentenze definitive emesse all’esito di processi celebrati nel pieno rispetto di tutte le garanzie. E nell’ultimo anno, il Ministero della Giustizia ha sempre assicurato puntuale e completa collaborazione ai giudici francesi». Lo sottolinea in una nota il ministero di via Arenula, spiegando che ora «aspetta di conoscere le valutazioni della Procura generale di Parigi, l’unica a poter presentare eventuali ricorsi contro il provvedimento di oggi». Il ministero fa presente che tutti i dieci latitanti per i quali la Corte d’appello di Parigi ha respinto tutte le richieste di estradizione del nostro Paese sono stati «condannati in Italia per gravissimi reati commessi negli anni Settanta-Ottanta». E ricorda che «l’iter giudiziario aveva preso avvio dopo la storica decisione del 22 aprile 2021 del Governo di Parigi di trasmettere ai giudici francesi le domande di consegna dell’Italia».

Pg Milano: valuto possibilità ricorso

«Posso valutare nei prossimi giorni l’esistenza nell’ordinamento francese di una impugnazione del tipo di quella prevista dall’art.706 cpp, ovvero il ricorso per Cassazione, nel caso di estradizioni per l’estero». Lo ha detto il procuratore generale di Milano, Francesca Nanni, a proposito della decisione della Chambre de ’Instruction della Corte d’Appello di Parigi di negare l’estradizione chiesta dall’Italia per i dieci ex terroristi arrestati nel 2021. Il pg milanese si riferisce in particolare a Giorgio Pietrostefani e Sergio Tornaghi. Come spiega il pg Nanni, «è da accertare» se «nell’ordinamento francese» esiste «la possibilità di intervento dei rappresentanti dello stato richiedente», ossia l’Italia, «facoltà cne noi riconosciamo appunto nell’artico 706 del codice di procedura penale». L’eventuale ricorso passerà attraverso il ministero della Giustizia. Dunque nei prossimi giorni si valuterà se c’è spazio per impugnare il provvedimento in particolare per Pietrostefani e Tornaghi, in carico alla Procura Generale di Milano. La procura con il pm dell’esecuzione Adriana Blasco invece è competente per l’ex Pac Luigi Bergamin. Ora comunque si è in attesa delle motivazioni.

Gori: come può accadere tra Paesi Ue?

Il sindaco di Bergamo Giorgio gori su Twitter ha commentato così la notizia: «Ennesimo no francese all’estradizione di dieci (ex) terroristi italiani. Tra questi Narciso Manenti, che nel 1979 uccise a Bergamo il carabiniere Giuseppe Gurrieri. Condannato all’ergastolo, Manenti vive libero in Francia da oltre 40 anni. Come può accadere tra Paesi dell’UE?».

Fontana: colpite ancora una volta le vittime

«Fatico a comprendere una decisione irrispettosa verso l’Italia e che colpisce ancora una volta, a tanti anni di distanza, in maniera forte e grave i familiari delle vittime». Lo scrive sulla sua pagina Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, commentando la decisione della Corte d’Appello di Parigi che ha respinto l’estradizione di Pietrostefani e di altri 9 ex terroristi di estrema sinistra italiani rifugiati in Francia: «Paese che, ancora una volta, si distingue per garantire l’impunità a chi ha seminato morte e terrore».

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