San Giovanni Bianco: ospedalieri, medici del territorio e amministratori locali al lavoro in forte sinergia. «In cantiere Ospedale e Case di Comunità».

Secondo incontro del «Gruppo di lavoro tecnico-istituzionale Ospedale San Giovanni Bianco», dedicato al presidio ospedaliero della Valle Brembana come stabilito nell’incontro con il Prefetto di Bergamo alla fine dello scorso anno.

Al tavolo, la direzione e specialisti del Papa Giovanni XXIII (Fabio Pezzoli, direttore sanitario, Simonetta Cesa, direttore socio sanitario facente funzioni, Giulia Bombardieri, responsabile Direzione medica PO San Giovanni Bianco, Luca F. Lorini, direttore del Dipartimento di EmergenzaUrgenza e area critica, Stefano Fagiuoli, direttore del Dipartimento di Medicina, Mario Tramontini, direttore della Medicina di San Giovanni Bianco), i medici operanti sul territorio e i medici di medicina generale (Celestine Arioli e Sergio Maurizio, ex chirurgo dell’Ospedale di San Giovanni Bianco), ma anche diversi rappresentanti delle amministrazioni locali (Giambattista Brioschi, presidente Distretto Bergamo, Laura Arizzi, Assessore Servizi Socio Sanitari Comunità Montana, Enrica Bonzi, Sindaco di San Giovanni Bianco e Pierangelo Manenti Assessore Comune di Oltre Il Colle).

All’ordine del giorno del tavolo, che scaturisce dal precedente gruppo di lavoro (Asst/Amministratori locali), l’analisi del bisogni della Valle Brembana e Imagna e il progetto «Ospedale di Comunità» all’ospedale di San Giovanni Bianco, al via nel secondo semestre del 2022, e le prospettive di realizzazione delle «Case di Comunità».

Un incontro che ha confermato l’impegno dell’Asst Papa Giovanni XXIII a continuare ad erogare servizi sanitari sicuri e in linea con i reali bisogni dei cittadini della Valle Brembana e della Valle Imagna, fotografati dal tavolo tecnico, di studio e analisi per offrire iter diagnosticoterapeutici sempre più appropriati, puntuali e tempestivi, con l’obiettivo di potenziare quelle attività che è opportuno restino vicine ai luoghi di residenza dei cittadini, come le cure oncologiche, la dialisi e la cura dei pazienti cronici, cioè di chi ha bisogno di recarsi regolarmente in ospedale per ricevere prestazioni ripetute e salvavita. É il caso dell’incremento programmato e già realizzato di prestazioni chemioterapiche all’Ospedale di San Giovanni Bianchi rivolte ai residenti secondo protocolli già in essere presso l’Oncologia del Papa Giovanni.

Le attività dell’ospedale di San Giovanni

Inoltre l’analisi si è focalizzata sulla riduzione dei volumi di attività erogati al Pronto Soccorso del presidio ospedaliero di San Giovanni Bianco a fonte del timore degli amministratori locali di una perdita di fiducia dell’utenza nei confronti del Pronto Soccorso del Presidio con relativo depauperamento e chiusura dello stesso. Ma la contrazione degli accessi, che si è effettivamente registrata nel 2021rispetto al 2019 sia al Pronto soccorso dell’Ospedale di Bergamo, sia in quello di San Giovanni Bianco, è in larga parte ascrivibile alla pandemia. Infatti, già in questi primi mesi del 2022 si sta già assistendo ad un progressivo incremento degli accessi in coerenza ai numeri registrati nel 2019 sia al Papa Giovanni sia a San Giovanni Bianco. Resta quindi ovviamente confermata l’apertura H 24 del Pronto Soccorso, tutti i giorni dell’anno, con una turnazione, medica e infermieristica, degli stessi operatori che lavorano anche all’Ospedale di Bergamo, che è, unico in provincia e tra i pochi in Lombardia, un Centro di emergenza ad elevata specializzazione, in grado cioè di gestire tutte le emergenze. Nell’impegno a rispondere alle esigenze del territori, l’Asst, su approvazione della Regione Lombardia, sta lavorando per l’attivazione dell’ospedale di Comunità all’ultimo piano, attualmente non utilizzato, a gestione prevalentemente infermieristica, secondo le indicazioni del Pnrr che stabilisce gli standard per queste nuove strutture di ricovero, indicate per quei pazienti che, a seguito di un episodio di acuzie minori o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità di cura . Per l’attivazione di questa struttura, l’Asst ha richiesto a Regione Lombardia un investimento di circa 2 milioni di euro che andrebbe ad aggiungersi agli altrettanti 2 milioni di euro già investiti per migliorare la sicurezza e l’efficienza del presidio ospedaliero.

Le prestazioni ambulatoriali

Tanti gli investimenti in questi anni, sia in termini tecnologici che di personale, nonostante le difficoltà, diffuse in tutto il Paese, a trovare medici e più in generale operatori sanitari, disposti a spostarsi anche di decine di chilometri per lavorare, quando hanno possibilità molto più vicine alla loro area di riferimento. Sul fronte delle prestazioni ambulatoriali - svolte con strumentazioni aggiornate e personale adeguato che ruota anche sull’Ospedale di Bergamo - è stata recentemente potenziata l’offerta ginecologica, con la disponibilità di visite, ecografie e colposcopie, la gestione degli eventuali rientri dal Pronto Soccorso, ed è stato attivato un servizio di Odontostomatologia rivolto agli utenti fragili e disabili con introduzione di un laser per il trattamento delle lesioni orali. Inoltre è in corso di valutazione l’attivazione di un ambulatorio pediatrico allergologico, anche qui con personale che lavora anche al Papa Giovanni.

L’offerta chirurgica

Sul fronte dell’offerta chirurgica, l’organizzazione dell’attività segue la modalità detta di «week surgery». Sottolinea Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII: «Ritengo che la modalità di lavoro del tavolo tecnico sia la modalità corretta per affrontare congiuntamente temi complessi di programmazione dei servizi. Sono soddisfatta di come il tavolo stia procedendo in quanto i nostri professionisti segnalano un clima molto costruttivo e all’insegna di una piena collaborazione. Abbiamo l’obiettivo di lavorare in grande sinergia con i medici del territorio e con i rappresentanti degli enti locali, affrontando questioni concrete e individuando, compatibilmente con le norme e le risorse disponibili, soluzioni tecniche appropriate ai bisogni del territorio. Ci auguriamo che l’impegno di questo gruppo di lavoro continui anche per esaminare e affrontare in prossimi incontri già programmati le esperienze completamente nuove per le valli, come le case di comunità di prossima attivazione».

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