«Mentre la figlia moriva Alessia era qui alla sagra. Ed era del tutto serena»

Leffe Nei sei giorni si è vista più volte alla festa del paese. Nella giornata di venerdì 22 luglio sentita dal gip. Il pm: pericolosa e capace di atrocità. Al vaglio le chat sul telefonino. Il compagno: io all’oscuro.

«Mentre la figlia moriva Alessia era qui alla sagra. Ed era del tutto serena»
I vestitini della piccola vittima rimasti ancora appesi fuori dalla casa di Milano
(Foto di ansa)

Ieri era giorno di mercato a Leffe e tra i banchi della piazza non si parlava che di lei: Alessia Pifferi, la donna che ha lasciato morire la sua bimba di quasi un anno e mezzo, abbandonandola nella loro casa di Milano proprio per venire qui e stare qualche giorno – in tutto 6 – con il compagno Mario D’Ambrosio, elettricista leffese. E proprio alla fine della settimana scorsa la stessa trentaseienne ora a San Vittore con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione e dai futili motivi si aggirava in questa stessa piazza, dov’era in corso la sagra «Leffestate».

In tanti l’hanno vista con il compagno e qualcuno aveva notato l’assenza della bimba che, invece, nei precedenti soggiorni in Valgandino – perlomeno fino allo scorso aprile, quando poi i rapporti con D’Ambrosio pare si fossero fatti più radi, fino al recente riavvicinamento – era sempre con lei. «A chi glielo chiedeva, perché ormai tutti la conoscevamo, rispondeva che la bimba era con sua sorella al mare. Lei era molto serena e si divertiva», commenta con lo sguardo perplesso una commerciante. Invece la piccola D. era a casa, da sola, a Milano, dov’è morta per stenti (ulteriori dettagli arriveranno dall’autopsia, settimana prossima). Ieri la Pifferi, incensurata, è comparsa davanti al gip milanese Fabrizio Filice, che oggi depositerà il provvedimento con la sua decisione: il pm titolare del caso, Francesco De Tommasi, ha chiesto la convalida del fermo e il carcere per questa madre «capace di commettere atrocità, pericolosa e che non ha avuto scrupoli – sono le parole del magistrato –, volendo portare avanti le sue relazioni e divertirsi, ad abbandonare da sola in casa per sette giorni nella culletta sua figlia, facendola morire di stenti».

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Un quadro che collima perfettamente con quanto raccontato ieri da tanti leffesi: una donna capace di mentire anche allo stesso compagno, il primo al quale aveva detto che la piccola (nata proprio nella sua casa di via Piave 30 il 29 gennaio 2021, benché lui non fosse il padre, tuttora sconosciuto) era al mare. «Ero all’oscuro di tutto», ha detto distrutto D’Ambrosio agli investigatori milanesi. Ieri l’elettricista non è stato rintracciabile: impossibile avvicinarlo in paese e al telefono non ha mai risposto a chiamate e messaggi. E nessuna dichiarazione è arrivata neppure dal legale difensore della donna, l’avvocato Raffaella Brambilla. Ora la Procura di Milano vuole capire di più sulla vita costellata di bugie di questa donna, incensurata ma che pare avesse tutta una serie di entrate con le quali riusciva comunque a mantenersi: per questo sono al vaglio le chat del suo cellulare, soprattutto quelle con uomini conosciuti su social e siti di incontri.

È intanto emerso dal primo interrogatorio con il pm che già tra marzo e aprile Alessia Pifferi non si era fatta scrupolo a lasciare a casa da sola la bambina una sera per incontrare un uomo: forse per stordirla le aveva somministrato l’«En», un potente tranquillante che la Squadra mobile ha trovato in casa, in un flaconcino vuoto a metà. Nessuna traccia, invece, della tachipirina che lei stessa ha raccontato al pm di aver dato alla bimba, anche il giorno prima di allontanarsi da casa: «La vedevo molto agitata e sbavava, pensavo fosse per i dentini», ha detto. Invece potrebbe averle somministrato il tranquillante anche la sera di giovedì 14 luglio, quando ha lasciato la bimba nel lettino da campeggio con un biberon per raggiungere Leffe, con l’intenzione iniziale di fermarsi solo per una notte, come pare avesse già fatto almeno per due o tre fine settimana da giugno in poi, ma l’ultima volta era uscita di casa con due trolley: difficile ipotizzare una sola notte fuori casa. Salvo poi restare fino a mercoledì 20, quando è rincasata a Milano e ha trovato la piccola senza vita nello stesso lettino dove l’aveva lasciata senza acqua né cibo. La piccola aveva piaghe dovute probabilmente ai pannolini lasciati addosso troppe ore durante le precedenti, lunghe assenze da casa della madre. Tra l’altro mercoledì, prima di crollare e raccontare la verità, Alessia Pifferi aveva messo in scena un’altra farsa, dicendo di aver affidato la figlia a una fantomatica baby sitter che si sarebbe allontanata, lasciando la porta di casa aperta. Tutte bugie di una donna che, a intermittenza, pare volesse far finta che la figlia non esistesse e che è apparsa lucida anche di fronte al pm milanese, tanto che il magistrato non sembra intenzionato, per ora, a richiedere una perizia psichiatrica. Carta che si potrebbe invece giocare la difesa.

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