Miniere, il no del Comune: «Non saremo la loro discarica»

Pradalunga Energia Minerals prevede di stoccare il materiale sterile della Valle del Riso-Parina nell’ex cava Italcementi. La preoccupazione della sindaca Valoti: «Qui vogliamo solo alberi».

Miniere, il no del Comune: «Non saremo la loro discarica»
L’ex cava Italcementi che sovrasta i paesi di Albino e Pradalunga

Energia Minerals, la società controllata dall’australiana Altamin, ha in progetto di riaprire le miniere della Valle del Riso nel 2024, ma ora, oltre ai dubbi di Gorno e Oltre il Colle, si aggiungono anche quelli di un Comune che sulla carta si ritroverà in casa i materiali di scarto provenienti dalle miniere di zinco dei paesi della vallata che conduce alla vetta di Zambla e poi in Valle Serina.

Nella relazione per l’istanza di rinnovo per 25 anni della concessione mineraria denominata Monica riguardante i Comuni di Oltre il Colle, Oneta e Gorno, nelle miniere del complesso minerario Riso/Parina si fa riferimento a due siti di stoccaggio del materiale di scarto: la prima area è segnalata sul territorio di Casnigo in località Ex Dobenca, mentre per la numero 2 si fa riferimento all’ex Cava Italcementi, compresa tra i comuni di Pradalunga e Albino, località Valle dei Prigionieri , per molti anni oggetto di coltivazione andando poi ad esaurimento con la proprietà Italcementi.

Capacità di un milione di metri cubi

«Con l’acquisizione delle aree l’Impresa Bergamelli di Albino - si legge nella relazione - ha acquisito anche il piano di ripristino ambientale. Secondo lo studio preliminare condotto dai tecnici della proprietà, il progetto complessivo di recupero ambientale nell’ambito può raggiungere una capacità complessiva massima in termini di volume pari a circa un milione di metri cubi, in grado quindi di sopperire ampiamente alle esigenze di stoccaggio del progetto».

Dalla società di Albino che ha acquistato l’area nel 2017 non giungono conferme ufficiali, mentre la reazione della prima cittadina di Pradalunga, che ieri sera ha portato la questione in Consiglio comunale, non si è fatta attendere, ed è contraria ad ogni simile iniziativa . «Siamo in stretto contatto con Regione Lombardia e non ci risultata che sia stato presentato alcun progetto di recupero ambientale dell’area - afferma la sindaca Natalina Valoti -. Non esiste alcuna autorizzazione per poter portare in loco questo tipo di materiali. Noi siamo e saremo sempre contrari a uno sfruttamento ulteriore di quella parte di montagna: siamo solo convinti che debba essere fatto un vero recupero ambientale, senza riporto di materiale dall’esterno, ma facendo rinaturalizzare il bosco. Non esiste alcun progetto e sicuramente la nostra comunità non vuole nulla che abbia a che vedere con un’attività produttiva in quell’area per un periodo così lungo».

Le ricadute sul traffico

Il problema, nel caso di una ripresa dell’attività mineraria, si ripercuoterebbe anche - fanno notare alcuni amministratori della Valle del Riso e non solo - sul traffico della Valle Seriana: si prevedono 68 camion al giorno sulla 671 .

Sul lato di Casnigo, sede dell’altro sito di stoccaggio individuato da Energia Minerals, il sindaco Enzo Poli precisa di non sapere nulla : «È la prima volta che ne sento parlare – dice –. Abbiamo intenzione di avviare un progetto di recupero ambientale della cava attraverso il project financing. Ma che nel nostro progetto rientri il piano della società australiana di riaprire le miniere, di questo non ho notizia».

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