• Martedì 03 Novembre 2020
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Didattica a distanza: scuole «chiuse», Paese più povero

Con l’imminente nuovo Dpcm si prospetta un ulteriore incremento di quella che fino a poco fa chiamavamo “didattica a distanza”, e che ora va sotto la definizione di “didattica digitale integrata”. Una soluzione considerata da molti inevitabile, dato il mancato adeguamento del trasporto pubblico alle esigenze di studenti e insegnanti, e la riorganizzazione dell’orario delle lezioni avvenuto a macchia di leopardo. L’estensione di questa modalità sembra non tenere conto della situazione del Paese. Secondo i dati pubblicati dal Sole24Ore, sarebbero ben 300mila gli studenti italiani che non dispongono di uno strumento grazie al quale seguire le lezioni in via telematica, o di una connessione internet adeguata. Solo da pochi giorni sono poi partiti i bonus da 500 euro pensati per consentire alle famiglie meno abbienti di acquistare tablet o pc. Le conseguenze sull'economia del Paese sono devastanti, senza tener conto delle ricadute educative e psicologiche che questa scelta sta già avendo sui giovani. Secondo l'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la perdita dell'apprendimento per un terzo dell'anno scolastico comporta un calo del Pil (la ricchezza del Paese) dell'1,5% per i prossimi ottant'anni. Non solo: un singolo studente rischia di perdere il 3% dei suoi guadagni futuri.

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