• Venerdì 26 Febbraio 2016
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I bergamaschi e la montagna

-I bergamaschi la montagna ce l'hanno nel sangue. Tutti nasciamo con un pezzo di Orobie nel cuore. L'impresa di Simone Moro ne è la prova, l'unico al mondo ad avere raggiunto quattro cime sopra gli ottomila metri in piena stagione invernale. E se la nostra provincia conta, oggi, all'incirca 15mila iscritti al C.A.I., la più grande realtà a livello nazionale del sodalizio, qualcosa vorrà dire. Amore, passione, fatica, coraggio, impresa, tutto questo è la montagna per i bergamaschi. Un arco alpino di ottanta chilometri, di cime, di creste, di vallate, di pascoli, di foreste, di boschi, di ambienti naturali di straordinario valore, alpeggi, cascine, borghi e rifugi. E il rifugio, casa degli alpinisti orobici lo abbiamo realizzato anche in città, il Palamonti, sede del Cai, inaugurato nel 2005 grazie all'opera infaticabile di Paolo Valoti, in queste settimane in corsa per la presidenza nazionale del Club alpino. Una grande famiglia, una cordata ideale dai semplici escursionisti, tanti i giovani, ai grandi alpinisti. Moro, in cima al Nanga Parbat, a 8.125 metri, avrà certamente avuto tutti nel cuore; lui che, arrivando lassù, è diventato una leggenda delle vette, come gli storici alpinisti nembresi Leone Pellicioli e Carlo Nembrini, l'amico e maestro Mario Curnis, gli indimenticabili Mario Merelli e Roby Piantoni, la straordinaria Nives Meroi, Marco Astori e il compagno di tante avventure, bergamasco d'adozione Denis Urubko, fino alla leggenda dell'alpinismo internazionale, anche lui bergamasco, Walter Bonatti. I nomi da citare sarebbero tantissimi. Avrà certamente pensato a tutti, anche alle tante rinunce, alle quali è stato costretto, a un passo della vetta. Segno di prudenza e intelligenza; ma la caparbietà, l'impegno e il sacrificio, alla fine, hanno vinto. Tipico di chi ama la montagna, tipico dei bergamaschi.

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