Mercoledì 15 Dicembre 2010

Yara: Martina, l'amica del cuore
«Al telefono era tranquilla»

«Persone sospette in palestra? Non ne ho mai notate prima della scomparsa di Yara e tantomeno estranei avvicinarla o parlare con lei. Non riesco a spiegarmi cosa le sia accaduto...». Si guardano attorno spaesati gli occhi chiari di Martina, l'amica del cuore di Yara Gambirasio. Proprio a lei la tredicenne scomparsa 19 giorni fa da Brembate Sopra aveva inviato l'ultimo sms prima di essere inghiottita dal nulla. Quel messaggino lo custodisce ancora sul suo cellulare, che la polizia le ha controllato e poi restituito.

«Tutte le persone che assistono agli allenamenti di ginnastica ritmica e alle gare sono sempre le stesse, soprattutto i genitori, qualche volta anche i ragazzi del basket che si allenano dopo di noi, ma li conosciamo», spiega Martina, probabilmente ripercorrendo per l'ennesima volta quei giorni precedenti alla scomparsa di Yara per scorgere un particolare anomalo, una sensazione strana, un comportamento insolito. Ma i suoi ricordi non le restituiscono niente di inconsueto. E l'impressione è che non riesca a perdonarselo.

Davanti alla sua casa di un paese della Valle Imagna la quattordicenne è accanto alla mamma. Ha uno zainetto in spalla: sono appena tornate da Bergamo con la loro Punto. «Il clima è cambiato a Brembate Sopra – sottolinea la mamma –, ora c'è più paura. Non riusciamo a capire: perché proprio lei?». Le fa eco la stessa Martina: «Già, c'è paura... Comunque abbiamo proseguito con le lezioni, rimaste ferme soltanto per il ponte dell'Immacolata». E sottolinea: «Yara quando mi ha risposto all'sms era tranquilla». Il 26 novembre Martina le aveva scritto, alle 18,25: «A che ora ci vediamo giù alla gara domenica?». Alle 18,44 questa risposta di Yara: «Dobbiamo essere lì per le 8». Dopo 5 minuti, alle 18,49, la conferma di Martina: «Ok grazie ciao». «Il fatto che mi abbia risposto dopo 20 minuti non è strano – aggiunge l'amica – perché a volte, in palestra, quando togliamo il giubbotto, lasciamo in tasca il cellulare. Quindi l'avrà visto dopo e, a quel punto, mi ha subito risposto. Ci dovevamo vedere per la gara di domenica, non per parteciparvi ma per fare da supporter alle altre ragazze».

Il giorno dopo alla casa di Martina è arrivata la polizia: «Hanno suonato, sono entrati a guardare in tutte le stanze – sottolinea la mamma di Martina –. Pensavano che Yara fosse qui? A pensarci adesso mi sembra assurdo: figuriamoci se non avrei avvertito Maura del fatto che fosse qui. A parte che Yara è di carattere molto riservata e timida. Le nostre famiglie si conoscono da tempo, ma nonostante questo Yara non si è mai fermata a dormire da noi».

Yara e Martina si conoscono da quattro anni e fanno coppia da tempo nella ginnastica ritmica: «Fuori dalla palestra ci vediamo sull'autobus da Bergamo – aggiunge Martina –, siamo un gruppo di quattro ragazze. Nessuna persona sospetta si è mai avvicinata a noi, nessun ragazzo, niente di niente. Se Yara avesse avuto qualcosa da nascondere, sarebbe saltato fuori: l'avrebbe detto a me o a qualcun altro».

Anche il fatto che la tredicenne avesse raggiunto la palestra di via Locatelli di venerdì, giorno non di allenamento o gara, non suona strano a Martina: «Non è anomalo, Yara appena poteva andava in palestra. Non frequentando le scuole a Brembate Sopra, in paese aveva amici solo in palestra. Appena poteva, quindi, correva lì, a piedi o in bici. Quel venerdì doveva portare il suo stereo perché quello della palestra era guasto: dovevano usarlo per la gara di domenica, ma le musiche dei cd saltavano. Così Yara aveva portato il suo».

Niente di anomalo, dunque. Ma allora cos'è successo a Yara? «La fuga volontaria è assolutamente impossibile – sottolinea Martina –, non è da lei. Conoscendola, escludo anche che avesse un appuntamento con qualcuno». Due giorni prima della scomparsa, mercoledì, le ragazze avevano mangiato una pizza a Bergamo, mentre l'estate scorsa le due famiglie si erano trovate per una breve vacanza assieme in Valle Imagna. A chiederle di Enrico Tironi, il primo testimone del caso Yara, Martina storce la bocca, sgrana gli occhi e non esita a rispondere: «Non l'ho mai visto in vita mia». La sua amica aveva un telefonino Lg «di quelli un po' vecchi, con un piccolo display». Niente di tecnologico che le permettesse di chattare o incontrare virtualmente qualche sconosciuto. Ma allora dov'è finita Yara? Basta lo sguardo di Martina per capire quanto anche lei vorrebbe tanto trovare una risposta.

Fabio Conti

a.ceresoli

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