Martedì 04 Gennaio 2011

Sempre più centri benessere
Uno su tre è di cinesi

La crisi non ferma la voglia di benessere. Nel primo semestre dell'anno, infatti, in Italia crescono le imprese individuali del settore «benessere», ovvero parrucchieri, tatuatori, centri massaggi, estetiste, istituti di bellezza e manicure-pedicure. Il settore segna un +1,9% come iscritti al registro delle imprese a livello nazionale. In Lombardia quest'estate la percentuale di crescita era del 2,5% rispetto al luglio 2009: in totale sono 23.125 le imprese del settore attive in regione. La maggior parte, circa il 30%, sono in provincia di Milano, mentre nella nostra provincia abbiamo 2.684 imprese del benessere (l'11,6% di quelle in Lombardia), più 2,2% rispetto allo scorso anno. A rivelarlo è l'ufficio studi della Camera di Commercio di Monza-Brianza.

Nel settore dei servizi alla persona è consistente anche la percentuale di titolari extracomunitari: sono il 7,9% delle nuove imprese a livello italiano. Ma se tra le 2.207 nuove imprese di barbieri e parrucchieri abbiamo un 7,2% di titolari stranieri e le percentuali per altri impieghi si aggira sempre tra il 5 e il 10%, tra i nuovi centri benessere la fetta degli impresari nati all'estero sale sino al 44,7%. Un nuovo centro benessere su tre è gestito da cinesi. Controlli sulla concorrenza Commenta il presidente dell'Associazione Artigiani Bergamo (Aab), Angelo Carrara: «Se abbiamo un 10% di popolazione residente straniera è pensabile che ci sia anche una quota di imprenditori stranieri». E per quanto riguarda la forte concorrenza cinese, Carrara aggiunge: «È un problema serio che va affrontato con attenzione perché chi apre un'impresa ed è corretto dovrebbe sottostare alle regole. Il vero problema, però, è chi svolge queste attività fuori dai controlli: è il mondo del sommerso e non riguarda solo gli extracomunitari, ma anche gli italiani». «Come categoria servizi alla persona stiamo monitorando la realtà – spiega il presidente dell'Aab –: ci si chiede come sia possibile fare certi prezzi così bassi, perché il rischio è di andare a scapito della qualità e della sicurezza, sia per i trattamenti sia per i prodotti utilizzati. Ma il problema maggiore è il sommerso che fa concorrenza sleale e danneggia l'imprenditore onesto e il cliente».

L'Associazione Artigiani ha promosso alcuni convegni per gli operatori del settore, dando rilevanza alle normative e alla sicurezza. «È una goccia nel mare – continua Carrara –. Bisognerebbe anche sensibilizzare l'opinione pubblica: per esempio è meglio affidarsi al parrucchiere di fiducia». Sull'aumento di imprese nel settore benessere in tempo di crisi (quelle che fanno tatuaggi e piercing registrano un +99,3%), Carrara conclude: «Si stanno spostando i bisogni della gente e quindi certi settori crescono anche con la crisi».

fa.tinaglia

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