Mercoledì 28 Settembre 2011

Bancarotta da dieci milioni
Il titolare patteggia quattro anni

Il fallimento nel luglio del 2008 s'era lasciato dietro debiti per 114 milioni e qualche ombra, rimasta confinata nella chiacchiera degli addetti ai lavori e tra i soliti, vaghi sospetti della gente. Da ieri, invece, c'è una sentenza a stabilire che quel crac fu, se non la conseguenza, quantomeno la palestra di una serie di operazioni illegittime.

Ettore Brignoli, legale rappresentante della «Calepio scavi spa» di Credaro, ha patteggiato 4 anni per bancarotta fraudolenta, in continuazione con la condanna rimediata per frode fiscale a riguardo della stessa vicenda, quando il dissesto finanziario della ditta non era ancora stato certificato dal tribunale.

Insomma, non era solo il Fisco ad essere stato truffato: nel grande calderone del raggiro - circa 10 milioni di euro, stimano gli inquirenti - sono finiti pure altri creditori, tra cui il Fallimento «Calepio Scavi spa» con il curatore Mario Papalia e il Fallimento «Bergamo scavi», che si sono costituiti parte civile, il primo con l'avvocato Andrea Pezzotta, il secondo con l'avvocato Andrea Taricco. Davanti al gup Bianca Maria Bianchi è stata riconosciuta gran parte della contestazioni mosse dal pm Giancarlo Mancusi, secondo il quale l'azienda sarebbe stata «svuotata» di fondi e liquidità, sottraendo così risorse destinate a chi attendeva legittimamente pagamenti per forniture, salari, ripianamento di debiti.

Nell'inchiesta è finito pure Luigi Brignoli, il figlio di Ettore: anche a lui si contesta la bancarotta fraudolenta dopo il fallimento di una delle aziende del gruppo, la «Bergamo Scavi» di cui era legale rappresentante. Ieri il gup ha rigettato la sua proposta di patteggiamento a due anni, ritenendo troppo bassa la pena.

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a.ceresoli

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