Mercoledì 12 Ottobre 2011

La crisi continua a colpire
«Un orologio per pagare i libri»

C'è chi impegna l'orologio pur di pagare i libri di scuola dei figli. È accaduto a un padre di famiglia in cassa integrazione e con due ragazzi da mantenere che frequentano la scuola. E non è il solo in difficoltà: una trentenne precaria si priva di una vecchia spilla dei nonni per coprire le spese del dentista e un imprenditore edile impegna dei preziosi per coprire i costi del materiale del cantiere in attesa che l'ente locale lo rimborsi. Sono tante le storie che si raccolgono al servizio di Pegno della Banca Popolare Commercio e Industria a Bergamo. La crisi continua a mordere il portafoglio delle famiglie, e aumenta il numero di persone che impegnano oggetti preziosi per avere qualche disponibilità economica in più. I prestiti sono aumentati del 9% in due anni e l'importo medio è salito da 484 a 638 euro. Nella Bergamasca la richiesta è raddoppiata rispetto alla Lombardia.

«Un orologio dei nonni per pagare i libri»
«Sono in cassa integrazione da molti mesi - racconta un signore di mezza età -, e anche mia moglie si ritrova con un lavoro part-time. In questo periodo, tra bollette varie e mutuo per la casa, finanziariamente non ce la passiamo molto bene. Fra due o tre mesi il lavoro dovrebbe riprendere, almeno così ci hanno detto, ma intanto per poter acquistare i libri di scuola ai nostri due figli (tra l'altro: ma come è possibile che ogni anno cambino e costino così tanto?), ho impegnato due oggetti d'oro a me molto cari: sono un orologio e una spilla appartenuti ai miei due nonni». «Sono molto imbarazzato - continua il padre di famiglia -, non mi era mai capitato di trovarmi in una situazione simile. I nostri genitori ci hanno già aiutato più volte in passato, ora vanno avanti con una pensione che, dopo una vita di lavoro, non arriva ai mille euro al mese: non abbiamo voluto chiedere loro altri sacrifici». Superato lo scoglio dell'orgoglio ferito, il papà ci dice di essersi rivolto al servizio Pegno su consiglio di un collega. «Lui c'è passato prima di me. Mi ha detto che era tutto molto semplice e veloce: bastava portare gli oggetti di valore da impegnare, la carta d'identità ed il codice fiscale, e avrei avuto il prestito: così ho fatto. Ora con i contanti in mano posso comprare i libri che servono ai ragazzi, e fra sei mesi, sperando che il lavoro sia ripreso, riportarmi a casa i preziosi».

Una trentenne: «Lavoro precario. Pegni per coprire il dentista»
Sotto il sole di un ottobre quasi estivo, arriva allo sportello del Pegno una trentenne. Dopo un primo momento di comprensibile disagio, accetta di parlarci. «Vivo da sola, e con uno stipendio da precaria è difficile far saltar fuori i soldi per tutte le spese: affitto, macchina, alimentari, bollette varie. Vivendo costantemente su un filo sottile, speri sempre che non capitino imprevisti. Invece io di imprevisti ne ho già avuti diversi. L'ultimo riguarda un intervento dal dentista a cui sono costretta a ricorrere pur non avendo tutta la cifra disponibile. Porto in pegno due anelli e una collana che mi ha donato mia madre: spero che da lassù capisca. Comunque fra sei mesi me li riprendo: spero che sia l'ultima volta che mi capiti una situazione simile».

Una nonna: «Così aiutiamo il nostro nipote all'università»
Una bella e simpatica nonna, che pare uscita dal libro Cuore di De Amicis, con a fianco il marito ci racconta di aver portato in pegno alcuni oggetti d'oro per poter a sua volta finanziare il nipote universitario. «Con la pensione che riceviamo non possiamo di certo scialacquare soldi - spiega -, e di risparmi oramai non c'è rimasto quasi più nulla. Quello che avevamo lo abbiamo regalato volentieri al figlio per alleggerire il suo mutuo per la casa. Ora vogliamo dare una mano a nostro nipote. Con il prestito che abbiamo avuto dal servizio Pegno, può pagarsi almeno in parte i costi per l'Università. Nei prossimi sei mesi preleveremo quella parte di pensione che ci permetterà di ripagare il prestito ricevuto. La nostra idea è di continuare così sino a quando nostro nipote si sarà laureato».

Un artigiano: «I clienti non pagano e io così faccio tornare i conti»
Tra chi arriva al banco dei pegni ci sono anche alcuni piccoli imprenditori e artigiani. «Io il materiale necessario per effettuare i lavori lo devo pagare subito, altrimenti mica me lo danno - sbotta seccato un artigiano -, ma poi, una volta eseguito il mio lavoro, per farmi pagare devo aspettare anche un anno. Negli ultimi mesi, soprattutto se lavori per gli enti pubblici, è sempre più un problema ricevere i soldi che ti spettano. Allora, se vuoi continuare a lavorare e non licenziare nessuno, ti inventi qualsiasi cosa. Piuttosto di finire nelle mille burocrazie della banca (con relativi tempi lunghi), ho preferito portare in pegno alcuni orologi di valore, in modo da poter pagare il mio dipendente: ha tre figli, come faccio a lasciarlo a casa?». Nei casi in cui non si riesca a restituire al servizio Pegno il finanziamento ricevuto, i preziosi dati in pegno a Comindustria finiscono all'asta di via Monte di Pietà a Milano. «Solo il 5% dei pegni finisce all'asta - dice la banca del gruppo Ubi -. È bene ricordare che l'oggetto rimane comunque sempre di proprietà di chi lo ha dato in pegno. Una volta venduto all'asta, all'importo ricavato viene decurtata la parte spettante al servizio Pegno».

a.ceresoli

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