Sabato 26 Novembre 2011

Fu rapita e uccisa un anno fa
ma la piccola Yara sorride ancora

Il viso che sorride con l'apparecchio ai denti resterà per tutti l'immagine simbolo della memoria di Yara Gambirasio. La ragazzina scomparve il 26 novembre, esattamente un anno fa, quando fu rapita a 200 metri da casa e scomparve. Per sempre.

La storia di Yara, quella che purtroppo tutti conosciamo, è racchiusa in poche centinaia di metri. Parte dal Palasport, dove nel tardo pomeriggio di quel venerdì era andata a portare uno stereo alle compagne della squadra di ginnastica ritmica. Attraversa il parcheggio, dove sei mesi dopo è stato celebrato il suo funerale. Imbocca via Morlotti, dove la ragazza è scomparsa.

Le ricerche erano di fatto iniziate un giorno dopo. Tre giorni erano arrivati i cani dal fiuto molecolare dalla Svizzera. Avevano puntato verso una strada della periferia, verso Mapello. Era in costruzione un centro commerciale, ora inaugurato.

Si pensa, ma non c'è certezza, che Yara sia stata portata proprio lì dopo il rapimento. In quel cantiere lavorava il marocchino Mohammed Fikri, che era stato arrestato otto giorni dopo sulla nave per Marocco. Fickri era stato liberato tre giorni dopo: l'intercettazione che lo inchiodava come assassino era stata tradotta in modo sbagliato. Il pm Letizia Ruggeri, che guida l'inchiesta, lo ha escluso dalle indagini: anche se qualcuno sospetta che possa sapere qualcosa.

Il cellulare di Yara quel venerdì avava mandato alle 18,44 un ultimo messaggio a un'amica. Poi era stato spento per sempre. L'assassino - è stato scoperto in seguito - aveva tolto la sim e la batteria.

Per settimane la zona è stata perlustrata da un esercito di volontari, carabinieri, polizia di stato, polizia locale e vigili del fuoco. Anche quel campo tra Chignolo d'Isola e Madone dove Yara è stata trovata. Ora l'indagine, che non si è mai fermata, punta tutto sull'analisi del dna: è stato coinvolto anche l'Fbi. Intanto è già passato un anno.

r.clemente

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