Venerdì 10 Febbraio 2012

Scuola bergamasca sempre peggio
La Cisl scrive al ministro Profumo

Gli anni scolastici che vanno dal 2009-10 al 2011-12 hanno fatto registrare, a Bergamo e provincia, dalla Scuola dell'Infanzia alla Scuola superiore, un aumento di ben 3366 studenti. Di contro, c'è stata una diminuzione di 487 docenti e di 441 lavoratori del «personale ATA», per un totale di 928 persone in meno.

«Questi tagli col «machete», volti a contenere la spesa pubblica, ma che hanno portato le scuole della Provincia di Bergamo a non poter provvedere, neppure a garantire, le norme di sicurezza in caso di docenti assenti per cause di forza maggiore» spiega la Cisl di Bergamo che parla di «pesantissimi interventi operati dalle miopi scelte dei decisori politici».

Da qui la richiesta di Vincenzo d'Acunzo, segretario generale della Cisl Scuola Bergamo, in una lettera aperta al ministro Profumo, di una revisione dei criteri con i quali vengono strutturati e distribuiti gli organici a livello nazionale. L'esempio degli organici di Bergamo è emblematico per l'incoerenza che i dati mettono a nudo, e il «momento storico» richiede secondo la Cisl Bergamo che il Governo ci metta le mani.

Nei prossimi giorni, infatti, il tema del personale della Scuola sarà al centro dei pensieri del Ministero. «È il momento di invertire la rotta – scrive D'Acunzo - dato che il Governo di oggi, con provvedimenti strutturali a tutto campo, sta disegnando le strutture portanti della società del domani: strutture che, se solide, apriranno ampi spazi di vita alla presente gioventù (che certamente è figlia di modelli culturali che si sono affermati con il nostro decisivo contributo e, altrettanto certamente non è disponibile all'ascolto di epiteti con i quali chi governa tenta ingenerosamente di definirla) e alle future generazioni. Si tratta di far fronte ad una “rivoluzione copernicana” sottolineata dallo stesso Presidente del Consiglio. Per questo occorre, da parte di tutti, una vasta e umile opera di ricerca, di comprensione del nuovo che avanza: senza pregiudizi e senza pretese egemoniche di verità che nessuno possiede. Perciò dobbiamo avere la lungimiranza di comprendere quanto oggi, al di là dei problemi contingenti, sia centrale la formazione e far sì che siano evitate ulteriori distrazioni in quanto proprio sul sistema formativo ricadrà il gravoso compito di predisporre percorsi funzionali ad affrontare i nuovi modelli culturali che si vanno delineando».

«Ora la scuola - continua la Cisl -, prostrata da anni di scelte legislative dettate da criteri di scambio politico di basso stampo, da pesanti e incompetenti “tagli lineari”, da scelte politiche demagogiche e frammentarie, accumulatesi in modo confuso e talvolta contraddittorio, chiede, a gran voce, vigile attenzione in funzione di un riscatto, chiede a Lei e al Governo di mantenere fede alle convinzioni dichiarate che individuano, con lucidità, la formazione come il volano dello sviluppo. Ma, per questo, Lei sa bene che occorrono investimenti volti a dare respiro e fiducia al personale docente e non docente, sa bene che, se non si vogliono svuotare di contenuto le misure volte a favorire la crescita, occorre annoverare tra le priorità quelle funzionali al riconoscimento e alla elevazione della dignità e professionalità della figura docente, anche attraverso incentivi economici, al potenziamento e all'innovazione delle sue risorse didattiche, al miglioramento qualitativo delle sue strutture edilizie, all'eliminazione definitiva del precariato. Siamo convinti che Lei, nel prendere atto di questa realtà, vorrà tempestivamente confrontarsi con i sindacati e con tutte le associazioni interessate per apportare i necessari e urgenti correttivi importanti per uscire dal tunnel nel quale il nostro Paese è stato irresponsabilmente incanalato. Certo, - conclude D'Acunzo - è insediato da poco tempo in una casa che sta bruciando: ma fortunatamente ha alle Sue spalle una vita sperimentata “dentro” la scuola: la invitiamo, per questo, a far leva sulla Sua sensibilità e sulla Sua competenza in modo da condurre il settore della formazione a contribuire, con tutti gli altri attori sociali a spegnere l'incendio».

fa.tinaglia

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