Lunedì 20 Febbraio 2012

«Diteci come è morto Roberto»
La famiglia chiede chiarezza

«Chiediamo chiarezza e vogliamo sapere una volta per tutte cosa sia successo a Roberto, perché queste contrastanti versioni sulla sua fine ci fanno troppo male». È l'accorato appello dei familiari di Roberto Avelli, il falegname quarantunenne di Mozzanica morto mercoledì scorso a Cuba, dopo essere precipitato dal secondo piano di un edificio di Holguín, città dove si trovava in vacanza.

Una richiesta, quella della famiglia Avelli, arrivata soprattutto dopo avere appreso dalla stampa che il loro caro sarebbe deceduto, per le gravi ferite riportate alla testa, cadendo dallo stabile che ospita l'edificio emigraciòn della cittadina cubana, e non dalla stanza di una casa privata dove era alloggiato. La notizia che infittisce sempre di più il giallo, anche se dall'ambasciata italiana a Cuba e dall'Unità di crisi della Farnesina, non sono giunte per ora conferme.

Viene spontaneo chiedersi perché Roberto Avelli si trovasse lì e soprattutto in che circostanze sia morto. Forse spinto da un'altra persona o magari lanciatosi per sfuggire a una minaccia? Nessuno per ora è in grado di confermarlo e men che meno lo sono Gianfranco Rossini e Gabriele Tassi, i due concittadini e compagni di viaggio di Roberto Avelli che con lui erano partiti alla volta di Holguín lo scorso 6 febbraio. Il falegname si era subito trasferito insieme a loro a Camaguey, manifestando però fin dall'inizio un certo disagio sulla nuova sistemazione e il desiderio di tornarsene a Holguín, cosa che poi aveva fatto venerdì 10 febbraio. Gli stessi due amici erano però rimasti e il lunedì successivo si erano poi diretti a Playa Santa Lucia e qui, due giorni dopo, sono stati informati, dall'Italia, della tragica fine del loro amico. Sulla morte dell'artigiano restano, dunque, parecchie ombre che sono oggetto di discussione tra gli abitanti di Mozzanica. E appunto queste ipotesi, insieme alle rivelazioni ufficiose, stanno gettando ancor più nell'angoscia la mamma, il fratello e le tre sorelle di Roberto, chiusi in un grande dolore.

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 20 febbraio

fa.tinaglia

© riproduzione riservata