Venerdì 16 Marzo 2012

«Lavorare meglio e non meno»:
la ricetta del rettore contro la crisi

Il lavoro a tempo è stato un'ottima idea in una  fase di crescita, così come la riduzione dell'orario di lavoro ha tolto gli individui da un inaccettabile sfruttamento. Oggi i guadagni di produttività, spesso di natura orgaizzativa, si ottengono, tuttavia e paradossalmente, lavorando meglio e non meno.

Lo ha detto il magnifico rettore dell'Università degli Studi di Bergamo, il prof., Stefano Paleari, inaugurando alle 17.30 l'anno accademico 2011 - 2012 dell'ateneo cittadino, alla presenza del ministro degli Affari Esteri, il bergamasco Giulio Terzi di Sant'Agata.

Quel che serve sperimentare - ha sottolineato il rettore - è un'inversione di rotta, anche se fa specie «constatare la deriva tra chi ha troppo lavoro e chi non ne ha affatto».

I governi - osserva Paleari - ci dicono come andremo in pensione nel 2030 e nel 2050, ma - si chiede il rettore - come saremo allora? Come le nuove scoperte avranno cambiato la nostra vita e quanto equa potrà essere la nostra società?

Negli ultimi vent'anni abbaimo cercato di aggiustare il modello ma non di cambiarlo: abbiamo comprato del tempo ma il prfezzo pagato è diventato sepre più insostenibile sotto il profilo dell'efficacia e dell'equità.

Ecco perchè - spostiene Paleari - occorre cambiare il modello, e occorre farlo mettendo in gioco alcuni tratti del nostro stile di vita, lasciando fuori dalla discussione solamente ciò che è davvero essenziale per l'Uomo e la sua dignità.

Occorre - secxondo il rettore - inserire il tema dei diritti e dei doveri in quello più in generale della libertà. Il punto vero è come promuovere una società equa riconoscendo le qualità individuali, l'impegno e la responsabilità.

Tra i tanti temi, Paleari ha toccato anche quello della sostenibilità: per essere chiari - ha detto - è sostenibile spendere domani quello che abbiamo oggi e non più spendere oggi quello che avremo forse domani.

Somo stati i dogmi - ha poi sostenuto Paleari - a mettere alle corde il nostro modello di sviuppo economico: dogmi che sottovalutavano l'imprenditorialità familiare e diffusa esaltando acriticamente l'ìmpresa manageriale o che affidavano alle agenzie il compito di classificare Stati e imprese senza domandarsi a quali interessi economici le stesse rispondessero.

Se davvero siamo in una specie di guerra, dobbiamo aspettarne la fine - ha spiegato Paleari - per capire che c'è un prima e un dopo. È tra il prima e il dopo dovranno essere cambiate le nostre abitudini e le nostre certezze. per questo l'ultima manovrà sarà quella che modificherà i nostri stili di vita piuttosto che solo il nostro portafoglio. È questa la sfida che hanno davanti i nostri giovani. Una generazione sta meglio di un'altra se vive nuove esperienze, se entra nella storia con i propri traguarsi, se vede qualcosa che nessuno ha mai visto prima.

«Saremo fuori dalla crisi quando anche per noi il simbolo del nostro Paese saranno i nostri giovani e le nostre scuole. Il loro sorriso sarà anche il nostro futuro».

Scarica il pdf allegato con la relazione del prof. Paleari

a.ceresoli

© riproduzione riservata