Lunedì 09 Luglio 2012

Scacciato dal parco Malpensata:
«È una autentica assurdità»

«L'assessore non si rende conto che considerare a priori un adulto qualsiasi come potenziale pedofilo è una autentica assurdità posta alla base di un asserito regolamento locale a quanto pare privo di supporto legislativo». Lo scrive Gisberto Magri, dell'associazione «Io amo la Lega», dopo quanto accaduto al parco della Malpensata, dove un commerciante che leggeva un libro è stato allontanato dal parco pubblico.

«Ciò - dice Magri - contravviene ad alcuni diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, come quelli indicati all'articolo 2, al 3, al 25 ultimo comma, ma soprattutto al 13 e al 16. Quest'ultimo recita: "Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità e sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata per ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge"».

«Orbene - si chiede l'associazione - in conformità a quale legge è stato stilato il fantomatico regolamento che sospetta di pedofilia qualsiasi individuo intento a leggere un libro seduto sulla panchina di un parchetto di Bergamo? Perché gli estremi di tale fantomatico regolamento non sono indicati nell'avviso affisso informalmente sul tronco di un albero? Se esistesse veramente, tale regolamento non potrebbe avere alcuna cogenza qualora non rispettasse il secondo comma dell'articolo 3 delle Disposizioni sulla legge in generale».

E Magri invita: «Rifletta pertanto l'assessore, che se è purtroppo vero che non esiste punizione autentica per coloro che violano i diritti costituzionali, salvo quell'enunciazione di mero principio, insoddisfacente e scialba, contenuta nell'articolo 28 della stessa Carta, è anche vero che continuando ad assumere certi comportamenti si rischia di assomigliare sempre più al Sudamerica, anziché alla Confederazione elvetica. In altre parole, il dilemma è tra l'arbitrio consistente nell'uso becero e ridicolo della repressione inutile ed il rigoroso rispetto delle norme da parte di tutti; ovviamente a partire dalle norme costituzionali. Intanto, però, l'assessore incominci a fornire gli estremi del regolamento a cui fa riferimento e della legge che lo renderebbe conforme e cogente: è così che si giustifica il proprio operato in uno stato di diritto».

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r.clemente

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