Mercoledì 08 Agosto 2012

«Gemma l'ho uccisa io
Flavio non c'entra nulla»

La lettera, quattro fogli firmati uno per uno, è nella cassaforte dell'avvocato milanese Claudio Defilippi, difensore di Flavio Tironi: «È uno scritto che scagiona completamente il mio assistito e che siamo pronti a consegnare all'autorità giudiziaria». Si tratta di una confessione siglata da Michele Tironi, padre di Flavio, scomparso nel 2011 e condannato come il figlio a 22 anni per l'omicidio della moglie Gemma Lomboni, trovata impiccata nella cantina della loro casa di Mozzo nel 1994.

La lettera sarebbe spuntata la scorsa settimana, ritrovata da un parente dell'ex cuoco di Mozzo, 48 anni, rifugiato in Brasile nel novembre 2008 poco prima che la condanna diventasse definitiva.

L'avvocato non rivela dove sia stata rinvenuta la missiva: «Mi è stata consegnata ed è già stata sottoposta a un perito del tribunale di Milano che ne ha accertato l'autenticità – spiega Defilippi – dopo averla confrontata con altri scritti di Michele Tironi. Sono quattro fogli senza un destinatario, in cui il padre di Flavio confessa di avere strozzato con le sue mani la moglie» divenuta insopportabile dopo un incidente al ginocchio. Stanco dei suoi continui attacchi, l'uomo uccise la moglie e poi inscenò il suicidio per impiccagione. Flavio non era in casa e non seppe nulla di quanto accaduto. Il padre gli fece credere che la madre si era tolta.

«Ora la lettera, che costituisce una nuova prova, può far riaprire il processo» ribadisce il difensore.

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a.ceresoli

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