Mercoledì 19 Dicembre 2012

A 6 anni dal San Marco ai Riuniti
Ora il bis al nuovo Papa Giovanni

Ottant'anni fa veniva trasferita dall'allora ospedale cittadino, l'Ospitale Grande di San Marco, alla nuova struttura di Largo Barozzi. Ieri ha partecipato ancora una volta a un trasloco, spostata questa volta dai Riuniti al Papa Giovanni XXIII. Non capita a tutti di poter vivere in prima persona due eventi così importanti per una città e Maria Locatelli, 86 anni davvero arzilli, ha un ricordo indelebile nella sua memoria, una fotografia in bianco e nero di una mattina del 1932.

«Avevo sei anni – racconta – ed ero ricoverata al San Marco per un problema ai polmoni. Un giorno mi dissero che mi avrebbero spostato da un'altra parte». L'allora ospedale nuovo sono i vecchi Riuniti di oggi e a colpire la paziente, a quel tempo una bimba di sei anni, fu la facciata di quello che si chiamava Ospedale Maggiore «Principessa di Piemonte» (in onore di Maria Josè di Savoia che partecipò all'inaugurazione insieme a Umberto II): «Ricordo che c'era solo l'ingresso e mi è rimasta impressa la grande facciata», aggiunge. Maria oggi abita in via Broseta e per cinquant'anni è stata la fruttivendola di Sant'Alessandro: non ha dimenticato nulla, nemmeno i nomi dei medici che la operarono.

«Li ho tutti in mente perché furono tutti gentili. Per il problema che avevo mi infilarono una siringa nella schiena e poi fu necessario asportare un polmone». Rimase ricoverata per tre mesi e il tempo lo trascorreva tra le coccole delle infermiere: «Mia mamma per assicurarsi che mi trattassero bene faceva maglioni in lana per i loro fidanzati. A quei tempi c'erano anche le suore e io stavo sempre in braccio».

Ottant'anni dopo a prendersi cura di lei ci sono i camici bianchi del Papa Giovanni XXIII: «Le difficoltà di trasferimento di questo reparto – spiega il direttore di Medicina Antonio Brucato – sono legate all'età media dei ricoverati, 74 anni. L'80% sono anziani, sono degenti fragili. Erano tutti emozionati e agitati. Abbiamo lasciato un reparto bellissimo e ne ritroviamo uno altrettanto bello».

e.roncalli

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