Giovedì 10 Gennaio 2013

Gandino, truffa sulle cremazioni
Impresario condannato a 6 anni

Cremazioni effettuate ma non registrate, o annotate con costi inferiori a quelli effettivi, per intascare la differenza a danno del Comune. È costata cara la «truffa del caro estinto» a Gabriele Boschiroli, 45 anni, socio di un'impresa di onoranze funebri a Gandino.

Con rito abbreviato davanti al tribunale di Monza l'uomo è stato infatti condannato dal giudice Claudio Tranquillo a sei anni di reclusione. Ha patteggiato tre anni e sei mesi, invece, Marco Biscotti, 51 anni, custode del Cimitero Nuovo di Cinisello Balsamo, dove avvenivano appunto le cremazioni finite nel mirino degli investigatori. I due dovranno inoltre versare un risarcimento allo Stato: 76 mila euro per Boschiroli, 61 mila per Biscotti, che ne aveva già versati 15 mila. Assolto, infine, per insufficienza di prove l'altro dipendente comunale che era finito agli arresti in seguito alla vicenda, Michele Masciulli, 53 anni, di Cinisello Balsamo. Tutti erano incensurati.

Le indagini dei carabinieri della compagnia di Sesto San Giovanni, coordinate dal pm monzese Salvatore Bellomo, erano partite a marzo del 2011, sotto l'etichetta di «operazione Thanatos». Il sistema illegale scoperto dagli investigatori girava attorno alle cremazioni che vengono effettuate a seguito delle estumulazioni programmate dei feretri nei cimiteri. In sostanza, alcuni Comuni bergamaschi (tra cui risultano Seriate, Orio al Serio, Gandino, Casnigo, Vertova, Peia, Leffe e Alzano Lombardo) si sono affidati a una società esterna (estranea alle accuse) per lo svolgimento di questo servizio. Questa società, a sua volta, espletava il suo compito appoggiandosi a professionisti del settore funerario, che si avvalevano del forno del Cimitero Nuovo di Cinisello Balsamo per le cremazioni.

Ogni operazione di cremazione comportava un pagamento al Comune di Cinisello: 350 euro in caso di resti mortali (ovvero indecomposti), mentre per i resti ossei la tariffa era inferiore, 150 euro. È qui che, secondo quanto ricostruito, entrava in campo il custode che ha patteggiato: alcune operazioni, pur eseguite, non venivano proprio registrate, oppure i verbali venivano modificati indicando resti ossei invece di mortali. Così, in buona sostanza, il Comune di partenza, ignaro di tutto, pagava la giusta somma per il servizio, ma quello di Cinisello Balsamo incassava meno di quanto in realtà avrebbe dovuto.

E la differenza sarebbe finita nelle tasche del bergamasco e del suo complice al cimitero (ma l'inchiesta contempla anche altri otto indagati, tutti operatori nel settore delle pompe funebri). Un giro d'affari che avrebbe raggiunto diverse centinaia di migliaia di euro, tra il 2007 e il 2010. Ancora una stima complessiva non c'è: le pratiche sospette da visionare (acquisite nei Comuni interessati) raggiungono quota ottomila. Il Comune di Cinisello Balsamo si era anche costituito parte civile al processo. Gli inquirenti, nel corso delle indagini, oltre ad acquisire il materiale dai Comuni avevano compiuto perquisizioni in alcune abitazioni e imprese di persone ritenute coinvolte. Per la vicenda infatti altre otto persone (titolari o dipendenti di altre imprese di pompe funebri, anche in Bergamasca) sono state denunciate a piede libero: le verifiche proseguono.

e.roncalli

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