Venerdì 01 Febbraio 2013

Alleviare il dolore agli anziani
«Giobbe» al via nelle case di riposo

Se ne parla poco. Ma è una realtà imponente: è il dolore nella popolazione anziana, in particolare la necessità di curare il dolore con terapie appropriate in persone che non sono in grado di comunicare, come chi è colpito da demenza senile o da Alzheimer.

Ora l'Asl, come ente coordinatore, lancia su tutto il territorio bergamasco - coinvolgendo in due anni, tutte le Rsa (sono poco più di 60), ovvero le case di riposo per anziani, di città e provincia - un progetto volto a formare gli operatori per validare un protocollo apposito di diagnosi, con conseguente appropriata terapia che riduca almeno del 50% la sofferenza fisica e limiti l'utilizzo degli psicofarmaci o sedativi più generici che solitamente si usano.

Il «progetto Giobbe-Rsa senza dolore» nasce da un progetto sperimentale lanciato, nel 2010, dall'associazione Giobbe di Bergamo che ha visto coinvolte cinque Rsa accreditate (Fondazione Gusmini onlus di Vertova, Rsa di Brembate sopra, Fondazione casa di riposo Villa della Pace di Stezzano, Fondazione Madonna del Boldesico onlus di Grumello del Monte, Casa di riposo Faccanoni onlus di Sarnico).

«L'associazione – spiega la presidente Lucia De Ponti – si è posta come obiettivo la riduzione del dolore negli anziani. Si è lavorato all'individuazione di una scala di valutazione del dolore, interpretando anche i segni di sofferenza che l'anziano non comunicante dà, e scegliendo nuove indicazioni mediche per il trattamento, anche con l'aiuto dei medici palliativisti. Su oltre 400 pazienti coinvolti si è riusciti a far scendere di oltre il 50% la sofferenza fisica che è spesso dovuta a problemi ossei, neurologici o oncologici. E a ridurre in modo deciso l'utilizzo degli psicofarmaci, a vantaggio di analgesici. Con estrema soddisfazione dei parenti e anche dei medici. Così, dopo la sperimentazione, abbiamo proposto all'Asl il modello per una estensione sul territorio. E questo progetto Giobbe esteso a tutte le Rsa è un grande traguardo».

I primi in Lombardia
Un progetto che, evidenzia Francesco Locati, direttore sociale dell'Asl, è il primo in Lombardia: «Così come gli ospedali in Lombardia, e in particolare a Bergamo, si sono attrezzati per diventare senza dolore, era importante che l'Asl si attivasse perché anche la popolazione anziana nelle Rsa ricevesse la stessa attenzione. Da tutte le Rsa abbiamo ricevuto un impegno a mettere in campo personale che riserva ore e lavoro per formarsi e diventare a sua volta formatore. E l'intero progetto verrà presentato alla Fondazione comunità bergamasca per ricevere sostegno economico».

Ieri, in un convegno apposito, il progetto è stato illustrato nel dettaglio da Simone Franzoni, responsabile dell'Unità di medicina dell'Istituto clinico Città di Brescia. È articolato in due fasi: la prima, al via tra poche settimane, vedrà coinvolte le prime 34 Rsa del territorio bergamasco, con una fase formativa del personale (medici, infermieri, fisioterapisti, assistenti sanitari), quindi verranno registrati i dati sugli anziani reclutati, circa il 25% degli ospiti delle strutture, pari a 2.000 persone, poi la rielaborazione dei dati con la collaborazione di alcuni studenti dell'area didattica di Scienze umane e sociali dell'Università di Bergamo, che collabora al progetto, quindi avverrà l'adozione del protocollo delle Rsa, perché la fase sperimentale diventi invece normalità di diagnosi e cura del dolore, con appropriatezza terapeutica. Nel 2014 saranno reclutate le altre Rsa per completare la diffusione della metodologia a tutte le strutture accreditate.

Tradizione di solidarietà
«È un progetto importante, un segno di grande attenzione verso la fragilità: e non è un caso che questo progetto sia nato a Bergamo, terra storicamente solidale, con un'ottima rete di assistenza agli anziani – ha rimarcato Marco Trabucchi, direttore scientifico gruppo di ricerche geriatriche di Brescia, ordinario di Farmacologia Dipartimento neuroscienze Università di Tor Vergata di Roma – . Questi sono patrimoni che non vanno sprecati, anzi vanno messi a frutto: non si dica che il welfare è morto».

Carmen Tamcredi

a.ceresoli

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