Sabato 02 Febbraio 2013

A 10 giorni dall'esplosione
è morta la 36enne di Longuelo

Alla fine non ce l'ha fatta. Troppo gravi le ustioni sul corpo di Marianna Raccagni, la trentaseienne rimasta gravemente ferita nell'esplosione del suo appartamento di Longuelo, giovedì scorso. Sabati mattina la donna è morta nel suo letto del Centro grandi ustionati di Parma, dov'era ricoverata dal giorno dello scoppio. Restano invece molto gravi le condizioni del marito Enio Gritti, 46 anni, pure seriamente ustionato nell'esplosione, causata da una fuga di gas.

Marianna Raccagni attualmente era disoccupata: era originaria di Brusaporto, dove probabilmente verranno celebrati i funerali (ma la data non è ancora stata decisa). Da circa un anno e mezzo viveva con il marito nell'abitazione al civico 113 di via Longuelo, praticamente al confine con Curno e Mozzo. Fin dal giorno dell'esplosione la procura aveva aperto un fascicolo cosiddetto «modello 45», vale a dire senza ipotesi di reato né indagati: resta da capire se, con il decesso della trentaseienne, verrà formulata un'imputazione. Gli accertamenti dei vigili del fuoco e della polizia scientifica - entrambi avevano effettuato dei sopralluoghi subito dopo lo scoppio - hanno appurato che il gas è fuoriuscito da una tubazione che si trovava sotto la cucina dell'appartamento. Gritti, probabilmente dopo aver sentito odore di metano in casa, si sarebbe avvicinato per tentare di capire cosa stesse accadendo, con tanto di attrezzi che sono stati trovati lì vicino. A quel punto - erano le 5,45 della mattina - Marianna, senza immaginare quello che avrebbe involontariamente scatenato, deve aver acceso la luce del bagno, innescando lo scoppio del gas - che nel frattempo aveva saturato il locale -, creando uno spostamento d'aria di tale violenza da scaraventare in strada, dal secondo piano, le pareti dell'appartamento e gran parte del mobilio.

Quando i vicini di casa sono accorsi a casa Gritti per i primi soccorsi, hanno trovato i due abbracciati a terra: Enio si è poi alzato ma, in stato di choc e con profonde ustioni su buona parte del corpo, è stato poi soccorso dal personale del 118. Fin da subito erano invece sembrate più gravi le condizioni della moglie Marianna, anch'essa ustionata su buona parte del corpo. L'ipotesi avanzata dagli inquirenti è quella dello scoppio accidentale, provocato da una fuga di gas dalla tubazione della cucina e che avrebbe saturato il locale: forse proprio l'odore del metano potrebbe aver spinto la coppia ad alzarsi nonostante fosse ancora molto presto. Dai primi rilievi dei vigili del fuoco è emerso che l'appartamento - come tra l'altro confermato anche dalla proprietaria - aveva l'impianto del metano in regola, compreso il bocchettone dell'aria. Come mai, allora, il tubo sotto il mobile della cucina ha avuto la perdita di gas? È l'interrogativo al quale stanno cercando di dare una risposta gli inquirenti che indagano sull'episodio, coordinati dal sostituto procuratore Letizia Ruggeri.

Già nei giorni immediatamente successivi allo scoppio erano state rimosse le parti pericolanti della palazzina, per evitare eventuali crolli: il tratto di via Longuelo antistante l'edificio teatro del crollo era stato inibito alla circolazione stradale e pedonale, attraverso l'attivazione di un senso unico alternato e regolato da un semaforo provvisorio. Il Comune, attraverso la polizia locale, ha previsto delle precise tempistiche per i proprietari dello stabile, nel rispetto delle indagini, per la ristrutturazione della palazzina.

e.roncalli

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