Venerdì 19 Aprile 2013

Antiquaria morta, marito sotto accusa
Dall'assoluzione all'omicidio volontario

Dall'assoluzione definitiva per omicidio colposo a una probabilissima inchiesta che lo vedrà indagato per omicidio volontario. Il caso della morte di Patrizia Rodi si riapre clamorosamente e torna a risucchiare il marito Massimiliano Tomezzoli, 44 anni.

Lo ha deciso giovedì 19 aprile la sezione della corte d'appello di Brescia presieduta da Enrico Fischetti, al termine di un processo di sottile e complicata procedura e con un risultato che ai profani potrebbe suonare quasi stridente.

Patrizia Rodi, titolare di un negozio di antiquariato in Borgo Santa Caterina, era morta a 33 anni il 13 gennaio 2006 dopo 4 mesi di ricovero in ospedale a seguito di una laparoscopia esplorativa alla Clinica Sant'Anna di Brescia, durante la quale le era stato perforato l'intestino senza che nessuno se ne accorgesse.

La donna era stata dimessa e nel giro di un paio di giorni era insorta la peritonite stercoracea che l'avrebbe condotta al decesso. Giusto mercoledì erano stati assolti in secondo grado i due medici accusati di omicidio colposo e per la fine della trentatreenne sembrava non ci fosse alcun responsabile.

Il marito, coimputato con i camici bianchi, era infatti già stato prosciolto in abbreviato nel luglio 2009. Ieri il colpo di scena: nonostante il sostituto procuratore generale avesse chiesto la conferma della sentenza di assoluzione, i giudici d'appello hanno optato per una decisione che va letta come una condanna. Massimiliano Tomezzoli dovrà versare un risarcimento provvisionale di 60 mila euro ai genitori della moglie, oltre che pagare loro le spese legali per il processo (sia di primo che di secondo grado).

Non solo: il collegio ha disposto la trasmissione degli atti al pm perché proceda «in ordine al diverso reato di omicidio volontario a danno di Patrizia Rodi». La procura di Brescia, in parole povere, sarà chiamata a stabilire se c'è stato dolo nel comportamento di Tomezzoli.

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m.sanfilippo

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