Venerdì 03 Maggio 2013

Slot: chi gioca ha altri problemi
Bisogna individuare quali sono

Lo psicologo Enrico Coppola è presidente della Comunità Aga di Pontirolo Nuovo e responsabile dell'annesso Centro multidisciplinare integrato, accreditato in Regione e che attualmente segue 28 persone (altre 10 hanno già terminato il percorso). Lo Smi, che ha un contratto con l'Asl di Bergamo, è attivo da un anno: il percorso dura 6 mesi, prorogabili.

Dottor Coppola, qual è il problema principale di chi si rivolge a voi perché malato di gioco?
«È fondamentale che prenda coscienza del disagio e trovi una motivazione per smettere, che noi cerchiamo di fornire anche attraverso i familiari, che coinvolgiamo nel percorso. E poi chiediamo un cambiamento netto dello stile di vita».

Ovvero?
«Si cerca di riempire con altre attività o interessi gli stessi momenti che erano dedicati al gioco».

Per esempio?
«Solitamente proponiamo attività di volontariato, oppure di frequentare una palestra. Dopodiché solitamente subentra il cambiamento».

Ma perché queste persone iniziano a giocare?
«Perché all'inizio provano piacere, soddisfazione e pure evasione».

Evasione da cosa?
«Spesso da problemi personali. Significa che il benessere era già stato perso ancor prima di iniziare a giocare. Il gioco va quindi a inserirsi in una situazione che già non funzionava. Si deve individuare quel problema e risolverlo».

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m.sanfilippo

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