Sabato 04 Maggio 2013

«Sequestrata la mia amica»
Ma l'aveva soltanto dimenticata

«Devo denunciare il sequestro di una mia conoscente, rapita assieme alla mia auto». Sono bastate queste parole, pronunciate giovedì sera nella caserma dei carabinieri di Treviglio da un imprenditore della zona, per far scattare in pochi minuti una maxi indagine, come previsto nei casi di sequestro di persona.

In realtà tutto è nato da un banale errore - come hanno ricostruito a tarda serata i carabinieri, quando hanno rintracciato la presunta sequestrata, che tale non era - da parte dell'imprenditore, un sessantenne che vive nell'hinterland trevigliese: nel pomeriggio si era recato in un ufficio fuori provincia e aveva lasciato la conoscente sulla propria auto di grossa cilindrata.

Effettuate alcune pratiche, era uscito senza più trovare l'auto - della quale aveva in tasca le chiavi - e nemmeno l'amica. In realtà la donna e l'auto c'erano, ma si trovavano sull'altro lato dell'edificio: senza accorgersene, l'imprenditore era semplicemente uscito da una porta diversa da quella dalla quale era entrato poco prima.

Avendo sull'auto, oltre alla conoscente, anche cellulare e portafogli con tutti i documenti, ha chiesto all'interno dell'ufficio di farsi chiamare un taxi: si è così fatto accompagnare direttamente alla caserma dei carabinieri di via XX Settembre a Treviglio, dove ha raccontato l'accaduto, facendo scatta un'indagine per sequestro di persona.

La commedia degli equivoci è intanto proseguita: la donna, preoccupata perché l'imprenditore non tornava più e non avendo con sé le chiavi dell'auto, si è stancata di aspettarlo e, accertato che nell'ufficio dov'era entrato non c'era più, ha pensato che l'avesse piantata lì senza una spiegazione. Così ha a sua volta chiamato un taxi e si è fatta accompagnare a casa.

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m.sanfilippo

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