Mercoledì 04 Novembre 2009

Continue odissee dei pendolari
Stavolta quattro email di protesta

«Esco dall'ufficio per prendere il solito treno R2629 delle 18.10 (3 novembre, ndr) che da Milano Centrale mi dovrebbe portare a Bergamo, finalmente a casa dopo una faticosa giornata di lavoro. Mia moglie e la figlia che ha in grembo mi aspettano per trascorrere insieme gli scampoli di una giornata "scippata" dal lavoro (ed è normale) e dai lunghi spostamenti (forse un po' meno normale nel secolo in cui si potrà probabilmente viaggiare sino a Marte, ma non riusciamo a percorrere 60 km in meno di 50 minuti)».

«Percorro il tragitto di corsa, come sempre accade da quando Trenitalia ha deciso di anticipare di dieci minuti l'orario di partenza del treno senza considerare che questo potesse arrecare disagio a coloro che come me terminano l'attività lavorativa alle 18 e non hanno quindi tempo sufficiente per raggiungere la stazione».

«Giunto nella zona antistante i binari - come al solito gremita di passeggeri in nervosa attesa che si muovono disordinatamente in spazi tutto sommato limitati e che nessuno ha mai pensato di organizzare - vengo informato dai pannelli luminosi che il mio treno è in ritardo di 5 ... 20 ... 60 minuti ... a causa di "accertamenti dell'autorità giudiziaria". "La circolazione dei treni è interrotta tra le stazioni di Milano Centrale e Milano Lambrate causa ritrovamento di una persona deceduta in linea"».

«Nessuna notizia circa la stima dei tempi di ripristino del servizio o la disponibilità di autobus sostitutivi, nessun invito ad utilizzare soluzioni alternative raggiungendo le altre stazioni cittadine. I pendolari cronici sanno che dopo qualche anno di desolate sopportazioni si sviluppano, purtroppo, un innaturale cinismo nei confronti delle vittime di questo tipo di incidenti, ed una particolare tipologia di istinto di sopravvivenza che permette di riconoscere rapidamente il rischio di trascorrere la serata in snervante attesa che la situazione in qualche modo si risolva».

«Decido quindi di essere proattivo e mi precipito in metropolitana per raggiungere l'ancora di salvezza più immediata: il treno R10785 in partenza da Milano Garibaldi per Carnate-Bergamo delle 19.03. Il tempo di una breve riflessione sul surreale contrasto tra la bella riqualificazione della Stazione Garibaldi (ora divenuta un piccolo centro commerciale) e la quantomeno scarsa qualità dei servizi ferroviari (soprattutto quelli rivolti ai pendolari) e mi accorgo che sono già le 19 ma i tabelloni informativi non riportano ancora l'indicazione del binario assegnato».

«Il triste presentimento, ben noto ai soliti pendolari cronici, diventa cruda realtà quando l'altoparlante annuncia - appena due minuti prima dell'orario di partenza - che per cause imprecisate il treno è stato soppresso. Ora, già sopprimere un treno utilizzato dai pendolari nelle ore di punta è sempre un peccato capitale, eliminarlo contestualmente alla paralisi del principale snodo ferroviario cittadino è non solo diabolico, ma totalmente illogico e irrispettoso della pazienza dei Clienti, e di tutti i criteri e controlli di qualità sbandierati ad ogni occasione».

«Una telefonata a casa per avvertire del nuovo cambio di programma, e mi dirigo rassegnato verso il treno lumaca, il locale R10825 delle 19.10 con arrivo a Bergamo alle 20.28. Che parte effettivamente alle 19.25: la vita delle persone può attendere ancora, l'Eurostar a cui dobbiamo dare la precedenza no. Relativamente al livello di pulizia dei sedili e delle carrozze credo che il termine che meglio riassuma la situazione di quel treno sia "sudiciume"».

«Il martedi nero si conclude alle 20.45 con l'arrivo a Bergamo in 2 ore e 35 minuti, più o meno lo stesso tempo che tra poco impiegherà uno scintillante Frecciarossa per giungere a Roma da Milano. Per la cronaca il treno R2629 delle 18.10 è poi partito da Milano Lambrate alle 19.01 e giunto a Bergamo alle 19.46 con 48 minuti di ritardo. Peccato non averlo saputo prima. Di questa giornata, certo eccezionale, oltre alla stanchezza rimane una pressante domanda: ma esiste qualcuno che creda, si adoperi ed intenda investire veramente nella mobilità alternativa all'automobile?».
 Lettera firmata

m.sanfilippo

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