Alunni molestati, il giudice:
«Il maestro capace di intendere»

Un punto a favore dell’accusa. La seconda udienza del processo d’appello a Brescia contro il maestro di Palosco accusato di molestie sessuali su alcuni suoi allievi si è chiusa con un rinvio al 17 marzo per la discussione finale e la sentenza.

Un punto a favore dell’accusa. La seconda udienza del processo d’appello a Brescia contro il maestro di Palosco accusato di molestie sessuali su alcuni suoi allievi si è chiusa con un rinvio al 17 marzo per la discussione finale e la sentenza.

Ma la Corte d’Appello di Brescia presieduta dal giudice Enzo Rosina si ha già in qualche modo espresso un orientamento, spiegando di ritenere il maestro pienamente capace di intendere e di volere e dunque imputabile dei reati contestatigli.

L’udienza di giovedì 16 gennaio, infatti, doveva discutere sull’ammissibilità delle due perizie di parte depositate dai difensori del maestro entro il 5 gennaio scorso e, insieme, sulla richiesta degli stessi difensori per una consulenza psichiatrica d’ufficio sull’imputato che sostiene di poter essere affetto da una «malattia» da cui conseguirebbe una parziale incapacità di intendere e di volere (ciò che comporterebbe una minore punibilità). Tale eventuale malattia, pur non diagnosticata esattamente, era stata supposta già nella relazione di un perito depositata in primo grado, salvo controlli più approfonditi.

In realtà delle ultime due perizie depositate dai difensori, una era stata redatta nel 2012 e già sosteneva la piena capacità di intendere e volere del maestro, che sarebbe stato lucido e in grado di comprendere la gravità dei fatti che commetteva, con sufficiente capacità di critica e di giudizio. La seconda perizia, redatta invece nel dicembre scorso, pur non riscontrando psicopatologie cliniche, parlerebbe di cause che avrebbero comunque potuto determinare una eventuale riduzione delle capacità del maestro di bloccare le pulsioni sessuali verso i minori.

Di fronte a questo quadro, nell’udienza di ieri il sostituto procuratore generale Cristina Bertotti in aula ha illustrato come le stesse perizie di parte proverebbero l’imputabilità del maestro e non si è opposta alla loro acquisizione.

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