Lunedì 14 Luglio 2014

Bossetti, il dna, il movente

Ancora molti i punti oscuri

Massimo Giuseppe Bossetti

È suo il dna sugli indumenti di Yara e questo basta e avanza per tenere in cella Massimo Bossetti con l’accusa di essere l’autore dell’omicidio. Ma a un mese dalla svolta nelle indagini, sulla vicenda pesano ancora molti punti oscuri.

Il movente del delitto: di natura sessuale o c’è dell’altro? La dinamica: Yara è stata rapita a forza o è salita in auto con l’assassino? Era una preda occasionale o designata? E poi i rapporti tra vittima e presunto omicida: non ce n’è traccia, né nei tabulati telefonici (di entrambi), né nei verbali di sommarie informazioni dei testimoni sentiti da chi indaga.

Il dna da solo porterà Bossetti alla condanna? Gli inquirenti lavorano per ricostruire il puzzle. Ma se l’elenco degli elementi a carico dell’indagato non aumenterà, il processo a Massimo Bossetti si preannuncia come una battaglia a colpi di perizie.

L’artigiano edile di Mapello, che si professa innocente, dovrà spiegare ai giudici e alla giuria popolare perché c’è il suo profilo genetico sugli indumenti della vittima. Un percorso che definire in salita appare riduttivo.

Gli inquirenti erano da tempo convinti che l’assassino di Yara fosse da cercare nel circondario dell’Isola e fra le persone dedite ad attività edilizia, perché sugli indumenti e nei bronchi della vittima sono state trovate polveri calciche riconducibili a quell’ambito. Il profilo di Bossetti corrisponde.

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