Mercoledì 15 Gennaio 2014

Capelli: La revoca a Romanò?

Serviva più prudenza di Pirovano

Angelo Capelli
(Foto by Bedolis)

«La revoca delle deleghe all’assessore provinciale Pietro Romanò da parte del presidente uscente della Provincia di Bergamo è la cartina tornasole di un mandato. Illustra chiaramente a tutti le ragioni, la trama intima e lo stile di un governo». Lo scrive il consigliere regionale Angelo Capelli (Nuovo Centro Destra).

«Prudenza e senso politico avrebbero consigliato ad Ettore Pirovano, a poco più di tre mesi dalla scadenza del suo incarico - dice la nota di Capelli -, di non dare seguito – com’era pienamente e realisticamente in suo potere fare – alla richiesta evidentemente pretestuosa del capogruppo provinciale di Forza Italia. Il voto in Consiglio era stato lasciato libero e solo 12 consiglieri su 36 avevano votato a favore della scelta di aumentare la tariffa dell’acqua».

«Dei temi del ciclo integrato delle acque (acquedotti, fognature, depuratori e bollette) inoltre tutti sanno che per quattro anni si è sempre occupato direttamente il Presidente della Provincia, intervenendo di persona alla Conferenza dei sindaci e ai vari appuntamenti. Dunque la decisione di fare pagare ancora una volta il servizio ai cittadini, con l’aumento delle imposte, senza approfondire gli argomenti e gli strumenti indicati da un rilevante numero di sindaci bergamaschi non può che ricadere amministrativamente e politicamente quasi esclusivamente su di lui».

«Ma l’assessorato all’Ambiente - aggiunge Capelli - evidentemente è strategico e in gioco vi sono temi sensibili che chiedono “mani libere”, fosse solo – viene da pensare – per i tre mesi finali.

Argomenti che avrebbero consigliato, un altro al suo posto, ancora più prudenza e il mantenimento in carica del suo assessore. Senso di governo, interesse e vera conoscenza del territorio, rispetto dei collaboratori, attenzione a tutte le componenti politiche, considerazione del voto e dei sentimenti dei cittadini avrebbero altresì consigliato perlomeno cautela. Prendiamo atto che non è stato così».

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