Giovedì 13 Marzo 2014

Casa S. Marta, sveglia alle 4,45

Inizia la giornata del Papa

La rivoluzione di Francesco, il Bergoglio style, l’Uomo dell’anno (Time). Il papa “venuto dalla fine del mondo” è quotidianamente sulle prime pagine dei giornali. Ad ogni parola, una colata di inchiostro. Mai scontata, spesso sorprendente, la voce del pontefice italo-argentino ha fatto breccia nei cuori della gente. Ma l’arrivo del successore di Benedetto XVI ha mandato all’aria anche il tran tran (già tutt’altro che tranquillo) di quanti vivono e lavorano al di qua delle Mura leonine.

L’imprevedibile Francesco ha messo sulle spine gendarmi e guardie svizzere sin dal primo giorno di pontificato. Chi non ricorda il rientro alla Domus Santa Marta in pulmino, assieme ai cardinali elettori? E la prima uscita a sorpresa a S. Maria Maggiore con una berlina meno lussuosa della Scv 001 della Santa Sede? Tornando a casa ha ritirato i bagagli alla Casa del Clero, in via della Scrofa, dove aveva soggiornato nei giorni precedenti il conclave, presentandosi alla reception in abiti papali e pagando di tasca propria l’albergo.

Abitudini e routine con Bergoglio sono state completamente riviste. Ne sanno qualcosa i dipendenti vaticani, il personale laico della Domus, gli svizzeri, le suore che gestiscono Santa Marta, i prelati a lui vicini.

Nel drappello dei monsignori che lavorano in Vaticano c’è un gruppetto di bergamaschi. Fra costoro, mons. Tino Scotti, fra i pochi ammessi nelle stanze del pontefice. Originario di Cologno al Serio, è capo ufficio della Prima sezione della Segreteria di Stato. La mattina prepara la messa delle 7 del Papa nella Cappella di Casa Santa Marta. Intanto Bergoglio è già in piedi dalle 4.45, quando suona la sveglia, e si mette subito a pregare per un’ora, meditando sulle scritture della Messa.

A fine liturgia, il Papa si toglie i paramenti liturgici e si siede su una sedia di velluto a metà navata per ricevere alcuni fedeli. Fotografie di rito, quindi colazione in mensa. Poi è il momento del lavoro e dell’esame dei vari dossier. Pausa pranzo, mezz’ora di riposo. Ritorno al lavoro, cena alle 19.30-20, preghiera.

“L’appartamento di Bergoglio – dice chi lavora alla Domus – è modesto. E’ il 201 al secondo piano della Casa, che lui chiama Convitto, dove ci sono in tutto 106 suite e 22 camere singole”. Com’è arredato? “In salotto un paio di poltrone e un divano, una scrivania, una libreria a vetri, un tappeto a disegni persiani, luci al neon. Poi ci sono la camera da letto in legno scuro, un frigorifero, un disimpegno e un bagno. Pavimento a parquet lucido”.

“Alcune volte – dice il nostro interlocutore che desidera rimanere anonimo - Papa Francesco arriva in atrio senza avvisare nessuno. A pranzo si siede con chi capita, a cena quando funziona il self service prende il vassoio e fa la fila come gli altri”. A Buenos Aires, da cardinale, è noto, cucinava i pasti da solo: suo piatto forte il maialino al forno. A Santa Marta si accontenta della

cucina continentale (pasta, arrosto, minestre). La sera Francesco spegne la luce dopo le 22-22.30. Il fatto che il papa abbia stabilito la sua residenza lì ha comportato alcuni cambiamenti anche per i romani che abitano nella zona. Il parcheggio (suolo italiano) di via della Stazione Vaticana (dietro Santa Marta) di fronte ai numeri civici 3-5-7 è stato interdetto e pertanto cancellati i 20 posti auto vicino a San Pietro, con qualche velata protesta dei residenti, ma del resto è impensabile che ci siano auto in sosta di notte sotto le finestre vaticane.

Oltre a mons. Scotti, in Vaticano lavorano in Segreteria di Stato i monsignori Paolo Rudelli, Gianfranco Rota Graziosi e Luigi Ginami. Alcuni di loro hanno avuto il privilegio di assistere alla messa mattutina del papa, con quelle omelie-catechesi.

Mons. Alfred Xuereb, segretario particolare del papa, a proposito del lavoro quotidiano di Francesco, aggiunge: “Mi creda, non perde un solo minuto. Lavora instancabilmente. E quando sente il bisogno di prendere un momento di pausa, non è che chiude gli occhi e non fa niente: si mette seduto e prega il Rosario. Penso che almeno tre Rosari al giorno, li prega. E mi ha detto: “Questo mi aiuta a rilassarmi”. Poi riprende, riprende il lavoro. Riceve una persona dopo l’altra: il personale della portineria di Santa Marta ne è testimone. Ascolta con attenzione e ricorda con straordinaria capacità quanto sente e quanto vede. Si dedica alla meditazione presto, la mattina, preparando anche l’omelia della Messa a Santa Marta. Poi, scrive lettere, fa telefonate, saluta il personale che incontra e si informa sulle loro famiglie”.

L’attenzione di Francesco per il lavoro è ricorrente. Del resto, lui in gioventù ha fatto di tutto.

Il primo lavoro è stato da addetto alle pulizie in una fabbrica di calzini. Aveva 13 anni: “E’ stata una delle cose che mi ha fatto più bene nella vita – ha detto il Papa - e, particolarmente nella fabbrica, ho imparato il lato buono e il lato cattivo di ogni mestiere umano”.

Ha svolto occupazioni piuttosto singolari: ha pulito i pavimenti da un fioraio, ha fatto da cavia in un laboratorio chimico (lui è perito) ed è stato persino buttafuori in una discoteca, come ha detto ai fedeli una domenica nella chiesa di San Cirillo Alessandrino a Roma. Francesco ha raccontato che lavorare all’ingresso di una discoteca, e poi come professore di letteratura, lo ha aiutato a capire come spingere le persone a tornare a credere nella Chiesa.

Bergoglio è un papa che parla con i gesti, più che con la voce. Di recente ha telefonato alle autorità del suo Paese per chiedere un nuovo passaporto, come ha riferito il ministro degli Interni di Buenos Aires Florencio Randazzo. “Non ha voluto nessun trattamento di favore per la pratica” ha detto il ministro. Di fronte allo stupore per l’insolita richiesta Bergoglio si è limitato a dire: “Mi era scaduto il documento”. Disarmante.

Emanuele Roncalli

© riproduzione riservata