Il governo incassa la fiducia con 156 voti I no sono 140, 16 astenuti. Bagarre finale
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in Senato (Foto by Ansa)

Il governo incassa la fiducia con 156 voti
I no sono 140, 16 astenuti. Bagarre finale

Dopo la Camera il presidente del Consiglio ottiene la fiducia con 156 sì nel delicato voto al Senato. L’affondo di Renzi: «Mercato indecoroso di poltrone». L’attacco di Salvini: «Non state cercando dei responsabili, ma dei complici per non perdere la poltrona». Bagarre finale per il voto dell’ex grillino Ciampolillo.

Il premier Giuseppe Conte ottiene la fiducia al Senato con 156 sì, 140 no e 16 astenuti. È il risultato delle votazioni nella serata del 19 gennaio. La votazione è iniziata alle 21,19 e la seconda chiama nell’Aula si è conclusa intorno alle 22, ma l’esito non è arrivato subito. Si è infatti aperto un «caso» sul senatore del gruppo misto, ex M5S, Alfonso Ciampolillo, arrivato in Aula per votare sul filo della chiusura delle votazioni. Si sono riuniti i senatori questori per decidere il da farsi. «È un voto importante, meglio chiarire ogni dubbio», ha detto la presidente Elisabetta Casellati, che ha chiesto di rivedere il video. «Ci rivolgeremo a Mattarella, c’è un governo che non ha la maggioranza al Senato», ha detto a Speciale Tg1 il leader della Lega, Matteo Salvini, richiesta che intende fare anche Giorgia Meloni (Fdi). I senatori Lello Ciampolillo, ex parlamentare del M5s, e Riccardo Nencini di Italia Viva sono stati riammessi al voto, ha annunciato verso le 22,30 la presidente Casellati dopo la verifica fatta dai senatori questori: «Risulta che il senatore Ciampolillo sia arrivato in Aula alle 22,14 e io avevo chiuso la votazione alla 22,15 - ha spiegato Casellati -. Lo riammetto quindi alla votazione, e in base a quanto emerso dal video, anche il senatore Nencini che era immediatamente dopo». Nella votazione si è registrata l’astensione di Italia Viva, il partito di Renzi che aveva lasciato il governo, e il voto favorevole per due senatori di Forza Italia Andrea Causin e Maria Rosaria Rossi.

LA GIORNATA Giuseppe Conte si presenta puntuale nell’Aula del Senato nella mattinata di martedì 19 gennaio per il voto clou, che deciderà la vita e lo stato di salute della maggioranza. Nell’aula, dove ci sono gli ormai ex alleati Matteo Salvini e Matteo Renzi, il premier ricalca il discorso di ieri alla Camera ma accentua l’appello ai volenterosi e la necessità di un governo solido, consapevole che «i numeri sono importanti e questo è un passaggio fondamentale». Aula piena come nelle grandi occasioni, arriva anche la senatrice a vita Liliana Segre, accolta da applausi in piedi dei senatori della maggioranza. Il suo voto, come quello degli altri senatori a vita presenti, sarà determinante.

L’intervento del premier si apre con l’omaggio a Emanuele Macaluso, «un grande protagonista della vita politica e culturale italiana». Ma subito dopo Conte parte dalla difesa dell’azione del suo governo, con la sottolineatura rivolta a Iv, che «le opere» del dl semplificazioni «non si sono mai fermate e i cantieri sono aumentati». Il premier, davanti a Renzi, conferma che il rapporto è rotto: «Vi assicuro che è complicato governare con chi mina continuamente un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza». Si volta pagina. Conte conferma la vocazione europeista e atlantica, «lavoreremo subito con Biden». E accentua molto il lavoro fatto per il meridione. «Ora bisogna rimarginare la ferita della crisi», sostiene Conte chiedendo aiuto ai volenterosi e ribadendo la necessità anche di una legge proporzionale, «il maggioritario creerebbe instabilità» e di una riforma «meditata» del Titolo V.

L’AFFONDO DI RENZI «Ora o mai più si può fare una discussione – le parole di Matteo Renzi dopo le comunicazioni del premier –: ora ci giochiamo il futuro, non tra sei mesi. Oggi è l’ultima notte di Trump nella stanza di Lincoln, domani si apre una pagina nuova. Qualche giorno fa Merkel e Macron hanno chiuso un accordo con le istituzioni europee insieme alla Cina e noi non siamo entrati nemmeno in partita. La Brexit ora gioca la sua sfida. Ora o mai più perché questo è l’anno del G20. Ora o mai più perché ora vanno rimandati i ragazzi a scuola, non con i soldi buttati via dei banchi a rotelle ma con i vaccini. Ora o mai più per l’economia: i ragazzi sono chiusi in casa e pagheranno i conti della crisi». «Quale Next generation Eu se ai nostri figli lasciamo montagne di debito? – ha aggiunto – Ora o mai più per il Mes. In tanti hanno chiesto di finanziare il piano per la ricerca. Saremo maledetti dai nostri figli se non investiamo sulla scuola e sulla sanità». «Lei signor presidente pur di restare dov’è ha cambiato la terza maggioranza diversa, ci risparmi la cosa che l’agenda di Biden è la nostra agenda, dopo aver detto che era l’agenda Trump la nostra agenda, lei deve rappresentare l’Italia». «Questo luogo - ancora le parole di Renzi - esige e merita rispetto, non pensiamo che sia il governo migliore del mondo, pensiamo che per la tragedia in corso ci sia bisogno di un governo più forte».

SALVINI ALL’ATTACCO «Non state cercando dei volenterosi, dei responsabili, ma dei complici per non perdere la poltrona». Così il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo in dichiarazione di voto a Palazzo Madama. Bagarre in aula quando Salvini si è rivolto ai senatori a vita sottolineando il loro coraggio nel votare con il M5s quando non molto tempo fa Beppe Grillo disse: «I senatori a vita non muoiono mai». Duro il richiamo della presidente del Senato Casellati.

LA REPLICA DEL PREMIER Si è concluso poco prima delle 19 nell’Aula del Senato il dibattito sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla situazione politica in seguito alle dimissioni dei ministri di Iv. Dopo il voto alla Camera, il delicato passaggio in Senato, per il quale sono state presentate due risoluzioni: quella di Pd, M5s, Leu e Minoranze linguistiche e quella del centrodestra. Qui sotto il video della replica del presidente Conte: «Il Covid - ha spiegato il premier - sta mettendo in ginocchio Paesi anche più strutturati, che hanno investito più di noi nella sanità e dovevano risultare più resilienti. Ma la contabilità dei morti è questione molto delicata. Teniamola fuori dalla contesa politica, perché le polemiche rischiano di essere tristi».


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