Sabato 30 Novembre 2013

Cuperlo: «Senza Giovanni XXIII

non ci sarebbe Papa Francesco»

Gianni Cuperlo a Sotto il Monte
(Foto by Colleoni)

«Ovviamente, nella città di Papa Roncalli, a cinquant’anni dalla sua morte, il pensiero non può che andare al suo successore Francesco. Anche stavolta non mi permetto di esprimere giudizi, ma è fin troppo facile dire che Francesco non ci sarebbe stato senza Giovanni. E che oggi Francesco è un punto di riferimento, una speranza per chi non si arrende al presente delle diseguaglianze e della globalizzazione dell’indifferenza. Leggere la recente esortazione apostolica Evangelii Gaudium è in alcuni tratti sorprendente».

Lo afferma Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd in un incontro a Sotto il Monte, città natale di Papa Roncalli. «Il Papa - sostiene Cuperlo - ha la forza di dire che la nostra economia è suicida. Che è contro l’uomo. La sua contestazione è radicale: sarebbe bene che cominciassimo anche noi a dire a voce alta ciò che diciamo sempre più di frequente nelle riunioni, negli articoli sui giornali, nei seminari di studi».

«Senza un cambiamento radicale della dottrina economica e degli indirizzi di politica europea, la nostra società soffocherà e l’Europa morirà. Voglio una sinistra che dica questa. Che lo urli. Che chiuda il ventennio, anzi il trentennio della subordinazione alla destra».

«Il rigore non è sinonimo di risanamento. La svalutazione del lavoro non serve alla crescita, anzi aiuta la depressione. La svalutazione del pubblico non fa aumentare il Pil, né la giustizia. Se si tagliano le tasse ai ricchi, non si può tagliare lo Stato ai più poveri. Dobbiamo guardare il domani, oltre le contingenze. Dobbiamo avere il coraggio di riproporre i nostri ideali. Il governo è importante. I piccoli passi nella giusta direzione sono importanti anche se le risorse sono scarse e le compatibilità molto strette. Ma la

sinistra non può morire di piccolo cabotaggio. Dobbiamo ritrovare il coraggio di guardare lontano. E per fare questo ci vuole un partito, ci vogliono i corpi intermedi, ci vuole una rete di civismo e di solidarietà che entra nel mercato, nello Stato, nel welfare. E che lo cambia».

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