Domenica 25 Maggio 2014

Europa e Bergamo
Un voto per ripartire

Due elettori consultano i nominativi dei candidati in un seggio per l'elezione del Parlamento Europeo

Il voto o il vuoto. Una vocale è poca cosa, ma il suo significato può fare la differenza fra la vittoria e la sconfitta di tutti. Tocca a noi, tocca al nostro senso di responsabilità andare oltre le chiacchiere di una delle campagne elettorali più sgangherate della storia repubblicana (un premier con 80 euro in tasca, un ex premier condannato ai servizi sociali e Grillo che vuol processare quasi tutti gli italiani) e far muovere le gambe e il cervello verso l’urna.

Non è facile perché questa Europa a trazione tedesca crea diffidenza, ma per cambiarla non c’è alternativa: dobbiamo dare mandato di farlo con percentuali forti,consapevoli che a Bruxelles, a Parigi, a Madrid, a Lisbona e ad Atene ci sono milioni di cittadini che si sentono nelle stesse nostre condizioni. Sotto quel cielo blu con la corona di stelle gialle l’uomo deve contare più della moneta, la solidarietà più dello spread, il destino unico più del mercato con i canini affilati.

Sarà romantico e un po’ ingenuo, ma è l’unico modo per far sì che l’Europa continui ad essere un’entità politica di rilievo, in grado di esaltare ciò che unisce invece di ciò che divide. Mentre l’euroscettico per eccellenza Nigel Farage (quello che ha la sterlina sul simbolo del partito) aspetta i risultati al pub fuori Londra con una pinta di birra, sarà nostro compito provare a deluderlo. Non è una fissazione nostra, è il pensiero di uno dei massimi speculatori professionali del pianeta, quel George Soros che sarebbe in grado di far saltare un Paese aggredendo il suo debito sovrano. Un giorno in fondo ai piedi ha ritrovato l’anima e ha detto: «Se l’Europa continua ad essere un’aggregazione fra Stati a credito che comandano e Stati a debito che subiscono non va da nessuna parte. Si è salvata per il rotto della cuffia da questo tsunami finanziario ma verrà travolta dal prossimo».

Ecco perché dobbiamo votare: per contare di più. Per mandare chi ci rappresenta a Bruxelles e a Berlino con alle spalle la forza di un popolo consapevole e determinato. Oddìo, storicamente le elezioni europee sono state percepite con leggerezza a sud delle Alpi. Un cortile di ricreazione dove anche la lista Bonino e Antonio Di Pietro incamerarono l’otto per cento e pensarono di essere sulla rampa di lancio; poi abbiamo visto com’è andata a finire. E a Bruxelles abbiamo il difetto di non candidare propriamente dei professionisti della politica internazionale, ma seconde file senza poltrona o piuttosto infaticabili collezionisti di preferenze dall’inglese incerto, destinati a vivere tutto il tempo con le cuffie del traduttore.

Il voto o il vuoto. Con la scheda, la matita e la tentazione di portarcela a casa come canta Gaber. Elezioni vere, che ci rassicurano più della cupa democrazia del web e di chi ci chiede un clic per uccidere qualcuno, fortunatamente solo in effigie.

Il malcontento è la manna di Beppe Grillo. Lo cavalca con cinismo e maestria, a tal punto che nei primi cinque minuti difficilmente si riesce ad essere in disaccordo quando parla. Ma ciò che dice è distruttivo, sotto la superficie del discorso non c’è nulla, proposte zero. E la turbina dell’F35 costruita con la stampante 3D è già un cult dell’umorismo involontario come il tunnel sotto il Gran Sasso di Mariastella Gelmini. A Bergamo, il traino delle amministrative potrebbe indurre l’elettore a sentirsi meno in «libera uscita». Il sindaco conta, oggi nella nostra terra 172 Comuni scelgono il loro nuovo destino e questa è una garanzia di voto responsabile; non si amministra una casa con approccio impressionista. In città la campagna elettorale è stata deludente, improntata più allo sgambetto che alla proposta. Bergamo aspetta solo di ripartire, di guardare l’orizzonte e ritrovare la progettualità e l’operosità proprie di gente che si ferma solo quando è malata. Ci sono due modi di rimettersi in moto: affidarsi a un conducente solido e collaudato come Franco Tentorio o cambiare auto e salire su quella di Giorgio Gori per sterzare subito e cominciare una nuova storia. La sensazione è che non sia il voto di un giorno, ma una corsa di due settimane verso un possibile ballottaggio. E allora saranno decisivi gli indecisi e saranno pesanti le eventuali alleanze del terzo incomodo, quel Marcello Zenoni (architetto e grillino) che per hobby disegna fumetti ma che neppure con la matita ha saputo essere irriverente nei confronti degli avversari. A conferma che in Europa (sbagliando) si può anche scherzare, ma nel proprio giardino non è il caso.

Giorgio Gandola

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