Martedì 21 Gennaio 2014

«Ha ucciso un’amica in Africa»

Senza le carte niente estradizione

Un'aula di tribunale

La Corte d’appello di Brescia si è riservata di decidere sulla richiesta di estradizione avanzata dal Burkina Faso nei confronti di Hamado Dabre, 42 anni, operaio burkinese residente a Bonate Sopra, accusato di aver ucciso un’amica mentre trascorreva le vacanze nel suo Paese d’origine.

Durante l’udienza di lunedì 20 gennao, il collegio presieduto da Enrico Fischetti, ha preso atto che dal Paese africano non è giunto nessuno dei documenti che il governo italiano aveva richiesto. L’iter burocratico era stato vagliato scrupolosamente, tanto che la corte d’appello aveva chiesto al ministero degli Esteri di riverificare se la richiesta di atti era giunta a destinazione.

La Farnesina ha fatto sapere che sì, le istanze del governo italiano, tramite i rispettivi consolati, erano state recapitate al governo del Burkina Faso nel luglio scorso. Da allora, nessuna risposta.

È un passaggio fondamentale, perché senza determinati documenti, come stanno ripetendo da tempo i legali di Dabre, gli avvocati Alfio Bonomo e Ilaria Longhi, «allo stato, non sappiamo nemmeno se c’è un morto». Infatti, i giudici bresciani hanno chiesto la produzione dell’autopsia, dell’ispezione cadaverica, del certificato di morte e delle sommarie informazioni della polizia del Paese africano. Dabre, sposato e padre di due figli, è sospettato di aver ucciso un’amica prima del ritorno in Italia, nella stanza di un motel della capitale.

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